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Una via per Quinto Ennio, primo promoter del Golfo della Luna

di Alberto Scaramuccia

"Lunai portum est operae cognoscite, cives"
Una via per Quinto Ennio, primo promoter del Golfo della Luna

- Chi mi segue sa che già più di una volta mi è capitato di dire che se si fosse continuato a usare il dialetto spezzino, certamente non lo si parlerebbe più come ai tempi del nostro Mazzini. Oltretutto sono convinto che, quando l’Ubaldo l’apprese centocinquant’anni fa quasi esatti, lo spezzino cominciasse già a corrompersi causa le parlate delle tante razze di barbari scesi qua dove c’era lavoro. Ma dico solo della normale evoluzione di ogni lingua.
Nessuno più usa la parola donno con cui padre Dante si rivolge a Virgilio. Anzi, se qualcuno si sentisse chiamare così, di sicuro s’offenderebbe perché si sentirebbe leso e offeso nella sua mascolinità. Neppure il nostro discorso somiglia più a quello di Manzoni, elegantissimo nell’architettura di un periodare complesso ricco di frasi che s’incastrano l’una nell’altra, ma del tutto inadeguato alla necessità della comunicazione celere che vige nei giorni che viviamo.
Ma lo sviluppo della lingua lo vediamo benissimo nella parlata di una lingua morta: il latino.
Il primo documento letterario che parla della Spezia è opera del padre della poesia latina. Così chi lo poté leggere integralmente, definì il salentino Quinto Ennio per i suoi Annali che purtroppo ci sono pervenuti in forma largamente mutila. Uno dei frammenti rimasti lo riporta integralmente Aulo Persio Flacco, quella della via omonima alla Marina, che aveva una villa da ‘ste parti.
Il verso in questione, un esametro, recita: Lunai portum est operae cognoscite, cives, che tradotto vuol dire nell’ordine: Di Luna il porto è di utilità visitare, concittadini (causa ignoranza non mi addentro nella tormentata questione di dove fosse realmente collocato il porto).
Il verso, oltre a testimoniare la fama già goduta dal Golfo in tempi distanti da noi (Ennio vive a cavallo fra il 3° ed il 2° secolo avanti Cristo, Persio è del 1° dopo) c’informa di come si stia evolvendo quella lingua ormai morta, ma allora ben viva e vegeta. Nel verso compaiono, infatti, due complementi introdotti dalla stessa preposizione: di Luna e di utilità. Il primo ha la desinenza arcaica -ai, l’altro la moderna -ae.
Penso che quando Ennio scrive, il linguaggio conosce entrambe le forme: se l’una è di uso corrente, l’antica è ancora compresa da Persio che vive un paio di secoli dopo. Non è strano; anche noi oggi leggiamo, pur magari con qualche difficoltà, i versi dell’Alfieri.
Arrivati al termine dell’odierna puntata di stile classicheggiante, ecco che si pone inevitabilmente la domanda di rito: ma quando mai l’intitoleranno una qualche cosa a Quinto Ennio, primo promoter turistico del Golfo della Luna?

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