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Una via, le gatte, il lardo e le massaie

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Una via, le gatte, il lardo e le massaie

- Ma quante sono le strade che madre Sprugola irrora? Proprio non saprei dirlo, né mi azzardo a tentare il conto scorrendole dall’elenco di una cartina stradale: so già che ogni volta perderei il filo e dovrei ricominciare da capo imprecando la sbadataggine che mi pregiudica nella rilevazione, pur essendomi purtroppo noto che non trattasi di distrazione o negligenza, ma solo, ahimè, di anagrafe.
Di strade piccine o ampie, ce ne sono tante. E le piazze con i vicoli, il corso con i viali, ed il nome proprio di ognuna testimonia il periodo in cui fu battezzata.
Alcune, come la via del pietrone, nell’intitolazione ricordano quando la città della Sprugola la ea per daveo picina piceneta. Altre ricordano i grandi fatti della storia patria: dal Risorgimento ai due conflitti mondiali ed alla guerra di liberazione senza dimenticare chi si prodigò per fare più grande questa terra.
Nell’elenco neppure mancano i nomi strani. Sono toccati a delle viuzze non altolocate; ad un viale imponente non si può imporre, come capita a un paio di stradine, il nome di dormitorio o saponiera. Sapere che lì non successe mai nulla e che stare lì era proprio una barba, o che il quell’angolo si apriva una fabbrichetta di materiali di pulizia, sminuirebbe il valore dell’arteria stradale cui si affibbiasse un nome imponente come il suo percorso.
Però del nome di ogni strada si sa origine e motivazione dell’intitolazione. Di tutte meno che di una. Nessuno, infatti, ha mai saputo spiegare perché via dello zampino porti questo nome, vero e proprio enigma che mai alcuno è riuscito a decifrare. Io ci ho provato tante volte, ma in ogni occasione ne sono uscito scornato.
Allora, se non ci si vuole dichiarare sconfitti, diventa naturale ricorrere alla fantasia per trovare il bandolo di questa così aggrovigliata matassa.
Partendo dal proverbio che non c’è fra noi chi non lo conosca, ho congetturato che in quell’area che dal vecchio Monteverdi arriva fin sotto a Santa Rita, le buone massaie attirassero presso i loro deschi tante belle micine stuzzicandole con l’odore del lardo di cui i felini, non dico nulla di nuovo, sono ghiotti. Poi, alla fatidica domanda che lo sposo, arrivato a casa per il desinare di mezzogiorno, rivolgeva alla consorte, “cosa la gh’è da manzae anché?”, lei inevitabilmente rispondeva “conigio!” ottenendo di rimando la sconsolata battuta del coniuge “n’autra vota! Ma mai doi eve ar tegamin!”.
Le povere gattine altro che le gambette ci rimettevano andando dietro all’odore del lardo, ma per la forza dell’antico adagio alla zona rimase il nome dello zampino.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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