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Una rara poesia di Gamin in italiano

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Una rara poesia di Gamin in italiano

- Dopodomani si saluta Carnevale; io festeggio oggi con una primizia che dedico a chi legge e a chi mi fa leggere, novità trovata girellando nell’antica stampa locale.
L’usanza del Carnevale a-a Speza riprese alla fine dell’Ottocento. Gamin, non fu l’unico, componeva poesie in dialetto che si berciavano a squarciagola per le strade. La musica la conoscevano tutti ed i testi che sbeffeggiavano il potere ed erano stampati su foglietti che passavano di mano in mano, erano tutti in dialetto.
Però, il La Spezia del 19 gennaio 1893 pubblica in prima pagina una breve poesia anonima in cui è riconoscibilissima la verve del Ragazzaccio. L’accompagnano due righi di spartito da eseguirsi a tempo di valzer. I versi sono evidentemente ad uso carnascialesco, ma, attenzione, sono in italiano: l’unica canzone spezzina del genere nella lingua di Dante.

Testo e musica sono accompagnati da una vignetta che rappresenta un individuo ritratto di spalle: bastone in mano e bombetta sul capo che cela l’avanzante calvizie, il tizio veste una pelliccia. È una caricatura che ne riprende una quasi identica che il settimanale aveva pubblicato due settimane prima per sbeffeggiare con una caustica nota di Gamin, Francesco Centi, il protagonista della poesia di cui così conosciamo l’identità.
Centi aveva tentato più volte la carriera politica ma solo nel luglio ’92 era stato eletto nei Consigli Comunali della Spezia e di Vezzano Ligure del cui rione del Capitolo era originario e di cui diventa Sindaco. Industriale, per Gamin ha soldi a palate e sfoggia la sua ricchezza indossando sempre una pelliccia che certo era costata assai ed esibendosi in un francese molto approssimativo.
Per questa mania Gamin lo prende in giro più volte deridendolo anche per la pronuncia che lo porta ad esprimersi in maniera affettata: nella poesia dice, infatti, di essere del Chepitolo. Ma cova anche altre mire ambendo anche ad una croce da Cavaliere. Quest’intento spiega il titolo (è proprio una grande via crucis ottenere la croce della commenda), e la croce raffigurata sotto che è quella data a chi avesse ottenuto il titolo.
Ma c’è anche un’altra spiegazione.
Quelli di Vezzano alto guardavano in cagnesco i concittadini della parte bassa: questi avevano una strada che li collegava con la provinciale che a quelli mancava e non volevano spendere soldi per facilitare i rivali. Centi, da Sindaco, riesce a mettere d’accordo tutti realizzando, finalmente, la gran via che lo porta al cavalierato.
La poesiola non ha ambizioni letterarie ma serviva alle voci briache dei carnevalanti che così facevano anche politica.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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