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Una città evacuata agli albori del nuovo millennio

di Bert Bagarre

sprugoleria
Una città evacuata agli albori del nuovo millennio

- Come ognuno di noi ben sa, la bella landa di Sprugolandia fu purtroppo martoriata dai bombardamenti nell’ultima guerra. Centro militare e industriale, attirava gli aerei più che il miele le api così che le vittime furono tante e mezza città fu distrutta. Ogni tanto di quei giorni tragici spuntava fuori un ricordino sotto forma di residuati bellici inesplosi.
Ricordo le pareti della scuola di via Napoli dove frequentai elementari e medie, tappezzate di manifesti che raccomandavano agli alunni di non raccogliere nulla da terra. Le cronache raccontavano con agghiacciante frequenza di bimbi che avevano rimesso una mano se non peggio, per giocherellare con proiettili trovati sotto un mucchietto di terra.
Pian piano quel pericolo è scomparso anche se ogni tanto salta ancora fuori qualche cosa del genere e di dimensioni ben più grandi di una pallottola. Allora si provvede con il massimo delle precauzioni per recuperare l’ordigno in tutta sicurezza e renderlo inefficace, magari portandolo in alto mare dove è fatto brillare con dispiacere per i pesci che nuotano nei paraggi. Serve, è ovvio, un’organizzazione accuratissima sotto ogni punto di vista, dal miliare al civile. Vent’anni fa, a ridosso della Cattedrale di Cristo Re, venne individuato un imponente residuato bellico che, se non ricordo male, era una potente bomba inesplosa.

Domenica 18 giugno, vent’anni fa aieidelà quindi, si procedette alla rimozione ma prima venne evacuata tutta la popolazione che abitava in un raggio di mezzo chilometro dal punto critico. Ogni famiglia residente nel cerchio della zona a rischio si trovò nella cassetta delle lettere una grande dell’area interessata e le istruzioni per l’uso.
Alle sette e mezzo di mattina iniziò l’esodo forzato. Chi era dotato di mezzi propri, si allontanò dalla propria abitazione per recarsi da parenti o amici che li ospitarono per l’intera giornata. Alcuni se n’andarono a fare una bella gita al mare o in qualche altra città d’arte. Tutti gli altri furono portati in due grandi centri di raccolta costituiti al Picco e nella caserma Duca degli Abruzzi: così furono accontentati i sogni di chi voleva calcare l’erba di uno stadio o desiderava fare il marinaretto. A chi aveva difficoltà nella deambulazione o era privo provvide la Protezione Civile e sai quante ambulanze corsero quel giorno! Dopo tre ore dall’inizio dell’evacuazione, cominciò la rimozione che si concluse senza problemi né incidenti cosicché alla sera ci fu un bel “tutti a casa!”. Fu una bella dimostrazione di organizzazione in cui si distinse la macchina comunale guidata allora da Giorgio Pagano.

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