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Ultimo aggiornamento: 21/09/2020 20:45:51 Sezioni 830 di 1795

Una città di mare senza mare, la transumanza degli spezzini

di Bert Bagarre

la storia del "colombo"
Una città di mare senza mare, la transumanza degli spezzini

- D’estate da fante dovevo emigrare al pari di ogni altro di Sprugolandia, landa di mare in cui non è possibile bolasse ne l’aigoa. Era una vera e propria transumanza dalla cadenza non stagionale ma giornaliera che si consuma ancora oggi anche se con mezzi diversi: se anché c’è la macchina, aiei si andava in Riviera con il treno o con autobus scassati verso la costa orientale.
A volte capitò anche di andare ai bagni dei comunali che stavano suppergiù dov’è oggi porto Lotti (papà lavorava in Municipio) e allora il mezzo usato era il trenino degli arsenalotti per San Bartolomeo che nell’occasione imbarcava pure i bagnanti.

Però, la meta preferita era Monterosso dove bambinello rimanevo stupefatto di fronte a grosse fosse che i bagnini preparavano per quanti volessero fare le sabbiature. Immersi nel buco, ne spuntava fuori solo la testa: era una forma di termoterapia oggi non più in voga che aumentava la vasodilatazione. Ignoravo di Farinata e del suo avello affocato, ma era tanta la pietas verso quegli infelici.
A volte si andava anche al Colombo, dopo San Terenzo, consigliata la mamma nella scelta immagino dall’avere quella spiaggia, rispetto alla sabbia del Gigante, un “fondale più dolce”, come recita la stampa dell’epoca. Proprio quella struttura, dopo la lunga premessa, è la protagonista della puntata odierna perché quando la si volle realizzare, era la primavera di cento anni fa esatti, non poche furono le polemiche sulla sua costruzione.

Infatti, a realizzare l’impianto era una società milanese che progettava di costruire uno stabilimento in cemento armato imitando quello analogo realizzato poco tempo prima a Levanto. Questo disegno, però, cozzava contro gli interessi di una società lericina, l’Unione Operaia del Golfo, che aveva al tempo il monopolio dei bagni nella parte più orientale della baia sprugolotta. Tale impresa, nata per gestire un trasporto di vaporetti da e per Sprugolandia, aveva successivamente costruito un paio di stabilimenti nei pressi di San Terenzo che vengono però giudicati vere e proprie “cariatidi squassate e vetuste”. Per non compromettere i propri interessi l’Unione si mette a contrastare con ogni forza il piano dei Milanesi ma si ritrova contro la stampa locale che sostiene che l’iniziativa non è solo un problema di concorrenza, ma che soprattutto il tutto va visto sotto il profilo della “necessità pubblica cui si collegano esigenze economiche ed igieniche sia pure con necessità di svago”. Insomma: l’Arsenale esisteva da oltre mezzo secolo, ma la mentalità corrente non concepiva ancora il turismo come possibilità di sviluppo.

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