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Un lettore da Zignago: "Danni nefasti al bosco di abeti bianchi"

Un lettore da Zignago: `Danni nefasti al bosco di abeti bianchi`

- Gent.ssima redazione, sono un vostro affezionato lettore, che da sempre attinge dai Vostri preziosi articoli spunti di riflessione sul mondo che ci circonda. Questa volta, però, sono io a portare alla Vostra attenzione la grave vicenda che riguarda il territorio in cui risiedo, la Val di Vara, e che che recentemente è stata oggetto anche di un esposto delle sezioni spezzine di Legambiente e Italia Nostra. Si tratta del bosco di abeti bianchi del Passo del Rastrello, l'unico bosco di questo tipo presente in Regione Liguria. Questo bosco è noto non solo agli abitanti della Val di Vara, ma a tutta la provincia spezzina e anche oltre: ogni anno, infatti, sono moltissimi gli spezzini che, allacciati gli scarponi, si ritrovano nella penombra degli abeti intenti a cercare i pregiatissimi porcini di abete, dal gambo lungo e bianchissimo, che crescono e si nascondono tra gli aghi d'abete. Questa abetaia si estende su una superficie di oltre 18 ettari di terreno, quasi interamente di proprietà del Comune di Zignago, e fa parte degli appezzamenti di terreno dati in gestione al "Consorzio dei Giovani Allevatori", la partecipata del piccolo Comune di Zignago che si occupa - cito dal sito del Comune di Zignago- di: "Funzioni svolte: consorzio per la salvaguardia, valorizzazione, sviluppo economico-sociale delle zone montane, costituito ai sensi del R.D. n.3267/1923 in materia di boschi e terreni montani". Questo consorzio, che è stato oggetto di ingenti finanziamenti pubblici (oltre un milione di euro dal 2008 ad oggi), aveva tra i suoi compiti quello di effettuare interventi di diradamento e miglioramento del patrimonio boschivo affidatogli dal Comune di Zignago. Non conosco i dettagli tecnici, ma provo a spiegarVi brevemente il meccanismo: ai consorziati vengono affidati dei lotti boschivi; i consorziati sono pagati 5850 euro netti per ettaro per effettuare lavori di risanamento e cura del bosco (diradamento, pulizia, eliminazione degli esemplari malati, ma anche manutenzione delle strade interpoderali), mentre al Comune di Zignago spetta la vendita tramite asta del legname di risulta derivato dalla pulizia dei boschi.

L'impostazione e le premesse di questo consorzio erano senza dubbio molto buone per una zona come la Val di Vara, zona che dispone di un unico grande patrimonio, ossia una natura incontaminata nella quale riscoprire tradizioni dal sapore antico e vecchi mestieri.
Tuttavia, al termine dei lavori, l'esito del "miglioramento" boschivo si è rivelato non essere certo quello previsto e sperato: contrariamente alle procedure prestabilite, sono state abbattute piante di diametro superiore ai 35 cm, mentre il diradamento selettivo è stato effettuato disomogeneamente; il taglio degli esemplari di abete più grandi, che nulla ha a che vedere con la cura dei boschi, ha causato, oltre al danneggiamento degli alberi circostanti colpiti durante l'abbattimento, la creazione di numerosi varchi interni alla vegetazione. Ed il vento forte che soffia al Passo del Rastrello, incanalandosi in queste aperture, ha prodotto un effetto "domino" spaventoso, creando danni nefasti.
Inoltre, la questione ambientale si intreccia con quella politica: dovete sapere, infatti, che l'ex sindaco del Comune di Zignago (comune attualmente commissariato) è stato rimosso dal suo incarico nel Consiglio Comunale del 19/12/15 proprio per questioni inerenti la gestione del Consorzio dei Giovani Allevatori. Il sindaco, Annalisa Pisoni, che già a dicembre 2014 aveva bloccato tramite ordinanza il taglio presso il Passo del Rastrello (per poi, a gennaio 2015, revocare il divieto di taglio ma con l'obbligo tassativo di non asportare il legname tagliato dal luogo destinato all'accatastamento), proprio durante il consiglio in cui è stata sfiduciata anche con i voti della sua maggioranza e di consiglieri iscritti al Consorzio, ha sottolineato il fatto che i circa 4000 quintali di legna venduti dal Comune di Zignago non siano confrontabili con i 26.000 previsti dal Progetto del Consorzio, e piu' volte ha chiesto a cosa sia da imputare la differenza di oltre 20000 quintali di legna mancanti. L' ultimo dettaglio che completa il quadro è costituito dal fatto che i Carabinieri di Sesta Godano hanno acquisito tutta la documentazione relativa alla costituzione del Consorzio dei Giovani Allevatori.

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