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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Agosto - ore 10.35

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Un frammento scultoreo a Pontremoli

di Piero Donati

Un frammento scultoreo a Pontremoli

- Il furioso incendio che nel giugno del 1495 distrusse buona parte dell'abitato di Pontremoli inferse una ferita non sanabile al patrimonio storico e artistico del borgo e della Lunigiana. Per questo occorre prestare la massima attenzione alle rare testimonianze quasi miracolosamente giunte fino a noi della Pontremoli medioevale, soprattutto oggi che un altro fuoco distruttore, acceso da mani sacrileghe, ha fuso – o si appresta a farlo – gli argenti sbalzati rubati in Duomo.
Fra queste testimonianze particolare importanza riveste un frammento scultoreo di proprietà privata e di provenienza ignota (foto Simone Parizzi), sfuggito finora agli storici dell'arte ma da me tempestivamente segnalato alla competente Soprintendenza di Lucca. Si tratta della parte centrale di una Coena Domini, come si deduce dalla figura nimbata di Cristo, che regge il calice con la sinistra ed è affiancato dall'imberbe Giovanni, il quale mostra stupore con lo sguardo e con i gesti; le due figure sono collocate al di là di un tavolo ed erano accompagnate dai restanti apostoli.
La lavorazione è accorta ed indugia nella descrizione dei particolari, come si vede soprattutto nella barba di Cristo e nella capigliatura di Giovanni; siamo dunque in presenza di un maestro esperto e colto, in grado di confrontarsi con originalità di accenti con la lezione di Benedetto Antelami e, suo tramite, con la grande scultura provenzale. Ci sono strette analogie fra i modi di questo scultore ed i modi del maestro cui spettano i rilievi della facciata del Duomo di Borgo San Donnino (l'odierna Fidenza) e quindi il frammento pontremolese – proveniente forse da un pulpito o dal parapetto di un pontile – è ulteriore testimonianza dell'egemonia del linguaggio di matrice antelamica, fra la fine del secolo XII e l'inizio del successivo – su una vasta area comprendente anche l'Alta Valle del Magra.

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