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Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Febbraio - ore 20.10

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Un approccio bocciato a metà galleria

di Bert Bagarre

Un approccio bocciato a metà galleria

- Ridotto all’essenziale, un argomento che tiene banco nel dibattito cultural-politico odierno è se il maschio è sempre play boy, talora anche violento, oppure se la femmina è abile nel tendere trappole fingendosi preda. Potremmo anche chiederci quanto l’animo dello sprugolino ospiti lo spirito del tombeur des femmes.
Aiuta nella risposta un minuscolo episodio di metà giugno del 1865. Lo riferisce il primo numero che si conservi dei giornali stampati alla Spezia che la strada ferrata da poco collegava a Firenze, da neanche un anno Capitale del Regno d’Italia.
Altri tempi, quanto lontani, ma pure allora la modernità camminava veloce imponendo comportamenti che solo poco prima era impudico il solo pensarli, men che mai metterli in atto.
Ebbene, una graziosa signorina che m’immagino con un vezzoso cappellino e munita di un grazioso ombrellino, alla stazione di Valdellora s’imbarca da sola, senza accompagnatore, sul treno per Sarzana. Parte alle 5 e 25, penso del pomeriggio ché fossero state del mattino, lei sarebbe stata proprio spericolata. Ma, pure alla luce di quel pomeriggio fulgido della prima estate di oltre un secolo e mezzo fa, il di lei gesto era di un’audacia incommensurabile. Certo, le sue nipotine cento anni più tardi avrebbero sfidato la morale esibendosi al mare in bikini che tutto mostravano o indossando mini-minigonne vertiginose, ma allora andare in treno senza accompagnatore, anche se solo fino a Sarzana, era gesto che urtava il comune senso del pudore ed autorizzava le più audaci congetture.
Così, subito le si affianca sulla panca di legno un “grazioso ganimede”, dice il giornale che riferisce del fatto. Il tizio prova a far dimenticare la scomodità del sedile cercando pretesti per la conversazione nella convinzione che da cosa nasce inevitabilmente cosa.
Evidentemente, le avances colloquiali restano infruttuose se, quando la locomotiva si trova nel mezzo della galleria d’Arcola, il ganimede non trova di meglio che tentare l’ultimo approccio con la compagna di viaggio facendole notare che si trovavano sotto un monte.
La risposta è però raggelante. La giovane boccia ogni speranza dicendo di avere sempre “inteso” che la scienza viene dal monte, mentre per l’importuno interlocutore sembra provenire invece dalla pianura.
Il senso non mi è chiaro, se non che la ragazza fa immediatamente intendere allo speranzoso che aria tira.
Povero play boy da strapazzo, ignaro che oggi lo si direbbe lumacone o pappagallo.
Allora lo chiamano grazioso ganimede, forse ignari che Ganimede, rapito da Zeus per godersi la sua bellezza, proprio sciupafemmine non fu mai!

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