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Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Ottobre - ore 11.17

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Statue stele, volti dell'enigma

di Alberto Scaramuccia

Statue stele, volti dell´enigma

- Enigmatica è la Spezia, landa di confine. Chissà se ligure, arduo dirla toscana, certo figlia di migrazione. Incerta sulla sua identità, se militare o civile. Talora borghese, spesso proletaria, mai nobile. Problematica fin nell’articolo che dovrebbe sempre precederne il nome ché il “la” spesso omesso affratella nella denominazione i luoghi di Lunigiana, grande regione che non ritrovi sulla carta geografica d’Italia ma che fu terra di storie. Dalle onde si dilatava alle Apuane, la catena che cinge il Golfo a settentrione per poi andare a lambire le prime propaggini del Parmense ed allargarsi infine verso il sole a comprendere nel metaforico abbraccio ampi lembi della costa che scende bassa e languida con le sue sabbie calde, fino alla Versilia.
Lunigiana, Grande Madre quanto mai trascurata, della cui antica presenza sono simboli pur essi enigmatici, le statue stele, segni antropomorfi di un arcaico passato che, a dispetto dell’età, continua a trasmettere parole il cui significato non sappiamo però più tradurre.
Statue stele: forse monumenti di un antico culto agricolo per propiziarsi il raccolto, oppure segnacoli di sepolture di corpi da disseppellirsi per essere scarnificati e inumati definitivamente.
Tuttora incerti nel comprendere il loro messaggio, ma ancora sedotti dal fascino che le antiche testimonianze del culto primigenio continuano ad emanare. Rozze rappresentazioni, anche sessuate, della figura umana nelle produzioni più lontane nel tempo; forme più sintetiche del corpo che un seriore processo di astrazione riduce ad un tozzo parallelepipedo a rappresentare il busto dove vedi graffiti le braccia ed i tratti essenziali per identificare il genere: i seni ben marcati, simbolo della vita, per le femmine; l’arma disposta trasversalmente o gli arnesi del lavoro per riconoscere il maschio. E, alla sommità, l’emblema distintivo della statua stele: la testa collegata al tronco da un esile collo, è raffigurata come ampia mezza luna. Metà del disco arcuato su cui sono sommariamente scavati i tratti peculiari del volto (il naso, le orbite degli occhi, talora le orecchie) ed il cui movimento circolare dona una sinuosa levità che conferisce eleganza ed armonia ad una figura altrimenti goffa nella forma squadrata.
Resti di realtà lontane cui spesso andiamo a rendere omaggio, pellegrinaggio laico, salendo al Castello di San Giorgio, l’antica fortezza da qualche lustro convertita a Museo. Qui le statue stele, in originale ed anche in copia, sono ammirate per l’arcano che ancora suscitano, testimonianze del mistero nascosto dai secoli.
I volti dell’enigma, tanti.

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