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Sgabei o morseleti, il puro piacere del pasto frugale per eccellenza

di Bert Bagarre

sprugoleria
Sgabei o morseleti, il puro piacere del pasto frugale per eccellenza

- Lo sgabeo è figlio prediletto di tutte le tavole di ogni sagra che si celebri a Sprugolandia. Anzi, lo sgabeo è il sogno proibito di tutti i bambini che da zero a cento anni vanno a quegl’incontri di popolo sognando di divorarselo liscio, gassato con affettati o addirittura con nutella e gelato. Il pregio dello sgabeo è che eccita i succhi gastrici già mentre lo si aspetta sapendo che l’attesa è premessa necessaria ed indispensabile per il pieno godimento gastronomica, come quando si va ad un incontro clandestino.
Ad aumentare l’eccitazione delle papille gustative, è l’eterna domanda: come mi si presenterà questa volta? Sarà bitorzoluto o pagnottella, da aprirsi o pronto ad accogliere quel che si introdurrà?
L’oste che apparecchia il desco, meglio del concierge di un albergo a ore, conoscendo l’ansia di chi non vede l’ora di gustarlo, non offre soluzioni di default, come diciamo oggi, ma te ne propone diverse, dove i caci si alternano sapientemente alle pancette ed ai prosciutti.

Paraninfo più che esperto, sa bene che per far raggiungere il massimo piacere, è indispensabile accendere la fantasia, stimolare l’immaginazione, magari prolungando l’attesa della degustazione con la scusa della frittura, ben consapevole che più aspetti l’arrivo del biondo cannolo, con maggior vigore l’addenterai per farlo tuo.
Da quell’incontro di amorosi sensi non c’è chi non esca pienamente appagato e soddisfatto, ma sempre con la voglia del bis perché la sveltina non s’addice allo sgabeo.

Le donne di val di Magra lo preparavano per il desinare dei loro uomini quando i andavo a travagiae nei campi. Utilizzavano la pasta lievitata avanzata dal pane che friggevano nello strutto (l’olio era bene prezioso) per confezionare dei panetti tondi da sbocconcellare all’ombra di una pianta robusta al cui tronco si appoggiava la schiena di chi addentava goloso la leccornia verace. Per quel morso vorace che non era solo la fame ad alimentare, li dicevano morseleti, nome giusto per la pagnottella. Quando poi a una di quelle brave spose venne in mente di fare con quella pasta delle striscioline lunghe e strette, fu lo scabeo, prima forma del nome che usiamo oggi e di cui ignoro se c’entri lo sgabello. Tradizione ancestrale, ricetta tramandata per generazioni, possesso di una comunità che se ne portò dietro i segreti anche quando traversò l’Oceano.
Per questo oggi, a chi va in Uruguay o in Argentina, delle specialità locali che offrono da assaggiare, la prima che viene consigliata è la “torta frita”. Ci si immagina chissà che cosa, ma poi, appena la si vede, subito si esclama “ma è lo sgabeo!”.

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