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Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Agosto - ore 19.05

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Rete Lsp:"Vogliamo essere liberi di sapere e non odiare. Oggi saremo in piazza"

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Rete Lsp:"Vogliamo essere liberi di sapere e non odiare. Oggi saremo in piazza"

- In queste ore più che decisive per il futuro del governo gialloverde il ministro dell’Interno Matteo Salvini, anziché dedicarsi a risolvere i problemi dei cittadini d’Italia, è impegnato nell’ennesima campagna elettorale pagata con le tasche dei cittadini e delle cittadine.

Nel frattempo la crisi governo conferma il fallimento politico e sociale di un’alleanza basata su un contratto tra partiti profondamente incompatibili.

La propaganda di Salvini giocata sulla pelle dei migranti e, degli ultimi, di chi cerca accoglienza e trova disumanità è lo specchio dell'Europa dell'austerità: forte contro i deboli e debole contro i forti.

Respingiamo, per questo, come studenti e studentesse l'Europa che blocca esseri umani in mezzo al mare, innalza muri nelle frontiere e chiede tagli su sanità e istruzione: tutti i Paesi europei sono complici della macelleria sociale che colpisce poveri, migranti, sfruttati e giovani.

Il Governo italiano e tutti i Governi dell'UE che sono capaci solo a chiedere tagli sui diritti sociali hanno pesanti responsabilità: non cederemo alla guerra tra poveri che continuano a fomentare né al clima di odio, repressione, esclusione ed austerità.

L'Europa del 2019 è destinata a crollare se cederà alle derive nazionaliste e sovraniste rincorrendo i poteri forti della Troika e del Fondo monetario Internazionale. L'Europa che rinasce deve invece ripartire da diritti e dignità!

Salvini ha annunciato di voler mobilitare navi ed elicotteri davanti ai porti per impedire lo sbarco dei migranti. L'ennesimo attacco inferto a chi scappando da situazioni di marginalità cerca nel nostro paese un futuro migliore. Il Ministro preferisce punire chi in nome della giustizia mette in discussione la leggibilità del suo operato. Attraverso il nuovo decreto sicurezza il Ministro Salvini sembra voler alzare le multe per chi aiuta i migranti ad arrivare sulle nostre coste: solidarietà a chi salva le vite in mare e a chi disobbedisce alle leggi sulla sicurezza del Governo che criminalizzano chi, invece di voltare le spalle, oggi prova concretamente a dare un mano a chi è in difficoltà.

Respingiamo un Governo che non bada all’importanza di una società basata sulla cultura e sui saperi, ma coltiva odio e paura come giaciglio di una società basata sulle tensioni sociali, il colpevolizzare i più sfortunati della situazione di oggi, sull’ignoranza e sulla militarizzazione.

Respingiamo la legge “Codice Rosso” con cui il Governo gialloverde si è fatto paladino della battaglia contro la violenza domestica e di genere, ma ancora una volta si tratta di pura propaganda sulla pelle delle donne.
La legge, infatti, parte da un presupposto di assunzione del fenomeno della violenza di genere
senza minimamente interrogarsi sulle sue radici, sociali o/e economiche che siano, bensì affronta il problema in chiave giustizialista, andando a legiferare sull’inasprimento delle pene anziché sulla prevenzione del fenomeno.
E’ così che chi festeggia questa legge, forse ignora il carattere endemico e storico che la violenza di genere ha in sé, e che questo è permeato realmente in qualsiasi ambito della società. Crediamo che la violenza di genere si combatta da un lato attraverso l’autodeterminazione di tutte, ovvero con
strumenti di welfare, di reddito e di sostegno al lavoro che possano realmente permettere a tutte
le donne e i soggetti non eteronormati di non essere ricattabili economicamente e di poter intraprendere percorsi di fuoriuscita dalla violenza; dall’altro lato lavorando sull’abbattimento della cultura patriarcale in senso stretto, ovvero sull’educazione e la formazione di bambini, studenti e docenti, per contrastare gli stereotipi e lo svilupparsi della cosiddetta cultura dello stupro. Fino ad allora, finché non saranno queste le parole d’ordine e gli investimenti, il contrasto alla violenza sarà sempre e solamente pura propaganda, pura mancanza di volontà politica di agire, di ascoltare le migliaia di persone che lavorano ogni giorno nel loro piccolo per fermare quelle percentuali da brividi di una donna su 3 vittima di violenza e un femminicidio ogni 3 giorni.

Respingiamo con forza l’idea di un’autonomia differenziata, sistema in grado di produrre solamente disuguaglianze e di annegare i principi costituzionali per cui tutti e tutte hanno diritto ad avere pari opportunità di studiare in ogni angolo del nostro Paese.

Abbiamo subito sulla nostra pelle 8 miliardi di tagli in istruzione che hanno ridotto a privilegio un diritto che avrebbe dovuto essere garantito per tutte e tutti; abbiamo visto le nostre scuole trasformarsi in aziende e le nostre assemblee diventare dei momenti vuoti in cui non si decide nulla mentre in classe poco importa fare lavoro di squadra, tanto solo chi se lo può permettere potrà andare avanti. Mentre ci mettevano uno contro l’altro, abbiamo subito la deriva repressiva del Governo ed in questo autunno abbiamo fatto i conti con la cinofila nelle nostre scuole e la polizia in antisommossa quando organizzavamo un presidio o un momento di protesta o anche solo se stavamo facendo lezione in classe, perché il clima di terrore tra i banchi ormai è una costante. La tensione proibitiva e antidemocratica la viviamo ora per ora a scuola quando non ci è permesso parlare di politica, scrivere su un giornalino, esprimere la nostra opinione, aprire delle aulette autogestite, organizzare giornate dell’arte, bloccare la routine ed iniziare a pensare insieme. Con il decreto sicurezza ed il progetto scuole sicure il governo ha deciso fin da subito di costruire una società chiusa, che preferisce catturare la rabbia, l’odio e l’insoddisfazione per direzionarli verso gli ultimi, invece di risolvere i problemi reali come l’istruzione, il lavoro, l’integrazione o le pensioni. Quello che succede fuori dalle mura dell’edificio scolastico trova le sue radici sempre dentro, tra i nostri banchi di scuola. O cambia l’educazione e così il modello di scuola o la società rimarrà ferma. È per questo che proprio le nostre scuole sono sotto assedio, a partire dal braccio armato del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e della Lega sta portando a termine la distruzione della scuola pubblica con un progetto di autonomia differenziata tra regioni, che segnerà la fine di un sistema nazionale d’istruzione e di diritto allo studio. Lo stesso governo che in campagna elettorale prometteva di abolire la Buona Scuola di Renzi, oggi la riconferma e la peggiora, lasciando alle singole regioni la decisione di investire o meno sulla nostra formazione, sui nostri programmi di studio, sui nostri diritti. La nuova Riforma dell’Esame di Stato è solo la ciliegina sulla torta di un disegno ben definito in cui assente è la reale partecipazione studentesca: sta succedendo con le nuove linee guida sull’Alternanza Scuola Lavoro (rinominati PCTO) che invece di mettere in crisi l’impostazione della Buona Scuola ne riducono solo le ore obbligatorie rendendo quello che doveva essere un metodo didattico, orientamento al lavoro in un bell’oceano in cui per galleggiare devi possedere delle soft skills e devi essere competitivo. Meglio impari, più vieni premiato, prima sarai inserito nel mondo del lavoro. E’ tutta una follia mal strutturata che ci è stata imposta dall’alto.

Ed è in questo clima d’odio e di tensione generale che il nostro paese si ritrova che respingiamo quindi a gran voce la superbia e l’arroganza di un governo, ma soprattutto di un ministro costruttore d’odio e di differenze sociali. Continuiamo a batterci, la repressione non passerà: vogliamo pari diritti per tutte e tutti, vogliamo un futuro degno, vogliamo un cambio radicale delle politiche sociali su scala Europea e la rottura immediata delle politiche di smantellamento del welfare portate avanti in questi anni, di cui è protagonista anche l'attuale Governo.

Per questi motivi, invitiamo tutti i giovani e le giovani, gli studenti e le studentesse della città a gridare a gran voce che noi vogliamo una società differente. L'appuntamento sarà in Piazza Mnetana alle ore 18.30. Non l'avranno vinta: dobbiamo riprenderci tutto!


Unione degli studenti La Spezia

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