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Ultimo aggiornamento: Domenica 20 Agosto - ore 11.29

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Raffaele De Nobili e i tempi del colera

di Alberto Scaramuccia

Raffaele De Nobili e i tempi del colera

- Leggi quel tale che invidiava il Paese cui non servivano eroi e pensi a chi offre il nobile petto per il bene comune. Poi senti la cronaca e ti viene da pensare che eroe è chi lavora senza lasciarsi irretire dalle lusinghe, sirene che sempre ammiccando deviano dalla buona rotta ed invitano a privilegiare il proprio tornaconto personale una volta che si sia scelto di amministrare la cosa pubblica.
Ripensando al tempo del colera di cui ho denunziato come in alcuni casi i comportamenti non si potessero definire proprio cristallini, mi viene da dire che anche in quel tempo tanto distante, ci furono persone che a buon diritto rientrano nella seconda delle categorie in cui ho suddiviso gli eroi.
Alle elezioni amministrative dell’agosto 1884 Raffaele De Nobili (ramo cadetto dell’illustre famiglia patrizia), fu il più votato. Quando si procedette alla nomina degli Assessori riportò il maggior numero di consensi alla pari con Bartolomeo Ricco, ma, in virtù della cifra elettorale personale, è nominato facente funzione di Sindaco in attesa della nomina regia. A quei tempi funzionava così: il Primo Cittadino era nominato da Sua Maestà e nell’attesa c’era un f. f. che poi generalmente era confermato in quel ruolo dalla volontà sovrana.
Quando, nella seconda metà del mese, si manifestò il colera che mai scoppiò ma fu scatenato da infauste decisioni dell’Autorità di governo senza dimenticare che quelle locali fecero la loro bella parte trascurando d’interessarsi dell’igiene cittadina, il nostro buon Raffaele si trovava a Montecatini. Era obbligato a stare nella località termale per curarsi di un “antico catarro intestinale”, secondo quanto riportano le cronache. Così, la città che si ritrova senza guida nell’ultra delicato frangente, lo accusa di diserzione, se così si può dire. Ma mai rampogna fu più ingiusta perché “questo” De Nobili fa immediato ritorno prodigandosi in ogni campo incurante che così facendo espone il proprio fisico debilitato al contagio.
Sindaco che stava dalla parte del cittadino, lavora senza concedersi tregua, dovunque, tanto nella stanza dei bottoni quanto andando in giro per la città malata, sempre presente in prima linea, sia essa il lazzaretto di Valdellora o quello del Poggio. Nell’infaticabile peregrinare non ci mette molto ad ammalarsi e fu malattia breve. In un paio di giorni, il 5 settembre scompare nel sincero cordoglio che ogni parte manifesta a Luigia Federici, la moglie che l’aveva accompagnato nella sua attività. Con lui, pure lei contrasse il morbo, ma ne scampò.
A Raffaele subentra Ricco: sarà il Sindaco del quartiere umbertino.

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