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Quella volta che Vittorio Alfieri riparò su Sarzana...

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Quella volta che Vittorio Alfieri riparò su Sarzana...

- Duecentoquarantun anni fa di questi giorni (si era giusto ai primi di maggio del 1777) Vittorio Alfieri si accinge a compiere il suo secondo viaggio letterario. È lui stesso a definire così questo suo tour nell’autobiografia (pag. 237 nell’edizione del 1829) perché per migliorare il suo piemontese che per di più era parecchio francesizzato, va a “disintossicarsi” in Toscana, anche lui prima di quell’Altro per risciacquare così i suoi panni in Arno.
Quando parte per questo giro il nostro Vittorio ha ventotto anni ma conosce già tutto il mondo creato del tempo avendo scorrazzato in lungo e in largo per tutta l’Europa. Non ha, beato lui, alcun problema finanziario, frequenta buoni salotti e avvenenti signore tanto altolocate quanto già maritate. Grazie alla sua bella tasca gonfia, su un biroccino con una scorta di ben otto cavalli muove dal Piemonte verso Genova dove s’imbarca per Lerici mentre i destrieri proseguono il cammino via terra.

La navigazione, tuttavia, non è delle più felici. Infatti, proprio davanti a Lerici il vento sospinge indietro la feluca che deve riparare a Rapallo, cittadina che dista dalla Lanterna due poste, cioè due cambi di cavallo, cosa che di fa comprendere che le bestie si sostituivano più o meno ogni venti chilometri.
Siccome il vento non cessa, il letterato astigiano va a soggiornare a Sarzana a cavallo con un domestico, qualche camicia e “i miei scritti dai quali non mi separavo mai più”. Ha con sé anche “l’Orazietto e il Petrarchino” che legge per passare il tempo ché la barca non arriva che otto giorni dopo, sempre ostacolata da un meteo non addomesticabile. Si fa imprestare le Storie di Livio che gli forniscono l’ispirazione per “Virginia”, la seconda delle tre tragedie della libertà: la storia di una fanciulla plebea che preferisce suicidarsi piuttosto che cedere alle prepotenze di un potente.

Quando finalmente arriva la feluca, Alfieri riprende la sua “robba” e lascia Sarzana per Pisa. Così ricorda il soggiorno in Val di Magra senza minimamente accennare ai posti dove sta: gli interessa solo leggere e studiare. Quale è allora l’importanza del suo ricordo? È che conferma quanto i nobili e gli intellettuali che compievano il Grand Tour di formazione nel Bel Paese, trascuravano il Golfo, il cui territorio era solo tappa secondaria e marginale nel contesto delle infrastrutture del tempo. Proprio la cronaca di questo spostamento difficile a dirsi fortunato, dimostra quanto allora muoversi da queste parti non fosse molto agevole, per di più dato che i movimenti erano fortemente soggetti alle traversie ispirate dalle bizze della meteorologia.

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