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Quella preziosa lamina aurea rinvenuta nel 1846

di Bert Bagarre

sprugoleria
Quella preziosa lamina aurea rinvenuta nel 1846

- Un appuntamento puntuale per le mie classi era la visita al Museo, iniziativa cominciata quando ancora stava in via Curtatone, perché sono sempre stato convinto che Sprugolandia non è solo il presente ma anche la storia che racchiude.
Soprattutto ci fermavamo di fronte alle statue stele ma confesso che non mancava mai una sosta prolungata davanti alla vetrina che conteneva una sottile lamina aurea.
È un lavoro di oreficeria che, nonostante le mie scarse conoscenze in materia, non esito a definire alta per la raffinatezza stilistica con cui l’oggetto è stato confezionato.
Lo trovarono nell’anno di grazia 1846 mentre scavavano dalle parti di Ameglia lavorando nei campi, contenuta all’interno di un vaso che faceva parte del corredo di una tomba a cassetta: quattro lastre di pietra laterali e una sopra a fungere da tappo.

Come si vede bene nella bella immagine (ringrazio il Museo Formentini che ha autorizzato la riproduzione), si tratta di una fine (nel duplice senso dello spessore e dell’eleganza) lamella aurea davanti alla quale cadevo in catalessi, vittima di quella sindrome di quel tale Beyle e così restavo finché non mi risvegliavano gli inviti degli alunni ad andare avanti. Nell’obnubilamento mi rivedevo i grandi film di furti, da Topkapi a Gambit fino a Entrapment, immaginandomi di essere abile predone che riusciva a fare suo il bell’oggetto del desiderio. Tuttavia e purtroppo, del genio di Arsenio Lupin, ladro gentiluomo, in me s’è concretizzata, spero, solo la seconda definizione.

La lamina più che bella, è davvero affascinante. Custodisce in una ventina di centimetri di lunghezza per tre di altezza (fate i conti a quale sia la sua area) un concentrato di arte orafa e di senso del bello.
È costruita in modo veramente particolare, lavorata a giorno, termine che in oreficeria indica l’appiattimento del metallo mediante una tiratura effettuata con un corpo pesante tipo un martello o con un laminatoio. Si è quindi proceduto con una decorazione a serpentina, tanti piccoli zig-zag ottenuti rialzando dal corpo della lamina pari numero di triangolini poi curvati posteriormente. Si creavano così tante finestrelle che erano altrettante mascherine attraverso le quali si vedeva quello che c’era sotto perché la lamina serviva come abbellimento per un capo d’abbigliamento, una veste o una cintura, a cui la bella e preziosa decorazione veniva attaccata attraverso due piccoli buchi che sono all’estremità dell’oggetto. A chi, femmina e maschio, non piacerebbe indossarla in una serata di gala? Guardatela bene e pronunciate il verdetto: sbagliavo a voler diventare ladro?

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