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Quando l'Ubaldo attaccò il sindaco Pontremoli

di Alberto Scaramaccia

una storia spezzina
Quando l'Ubaldo attaccò il sindaco Pontremoli

- Ubaldo Mazzini ha molto contribuito a costruire il giornalismo spezzino, una penna che certo ha portato più di una pietra alla stampa nostrana.
Si può discutere, io l’ho fatto, su quando apparse la sua prima firma su un foglio del Golfo, ma di certo nessuno ha mai detto quando il suo nome apparì per la prima volta sulle colonne degli antichi periodici locali che, se non li si leggono, non si può certo sapere che cosa portano scritto. Solo frequentando le antiche copie con attenzione si può sapere quanto si dice sulla carta stampata che non è certo un archivio minore.
Ebbene, per arrivare al punto, il 4 marzo 1881 si verificò un terremoto abbastanza pesante in quel di Casamicciola, isola d’Ischia. Non era il primo e neppure fu l’ultimo ma anche in quella circostanza si manifestò la solidarietà di tutto il Paese verso quegli sfortunati.

Alla Spezia per raccogliere fondi si attivano anche le scuole, gli alunni portano qualche soldino e “Il Lavoro”, copia del 10 aprile, pubblica diligentemente i nomi dei ragazzi che concorrono alla gara di solidarietà e la cifra che offrono.
All’epoca l’Ubaldo, nato il 3 dicembre ’68, ha poco più di dodici anni e frequenta la seconda ginnasiale in compagnia, fra l’altro, di Ugo Bassi, futuro principe del foro spezzino e consigliere comunale. Ebbene, il giovane Ubaldo offre 20 centesimi ed è l’alunno che dà di meno di tutte le cinque classi.
Qualche anno più tardi l’Ubaldo diventato ormai Gamin, il ragazzaccio terribile che non guarda in faccia nessuno, attacca senza alcun pudore l’ex sindaco Erminio Pontremoli che dal 1892 ha rotto l’alleanza che lo legava a Prospero De Nobili. Fra i due è polemica aperta e Prospero lo fa attaccare da Gamin che non usa mezzi termini per denigrare l’ex amico.

Pontremoli non è tipo da sopportare le ingiurie che gli arrivano dal “La Spezia”, il giornale dove scrivono Mazzini e i suoi amici e alle provocazioni risponde con offese ancora più grevi che non si fermano davanti a nulla.
Incapace ormai di rintuzzare le parole dell’Ubaldo che sono come un fiume in piena, non trova di meglio che mettere di mezzo il di lui padre Serafino, commerciante. Siamo nell’aprile 1893. Ormai evidentemente stufo, l’Erminio dice di compatire Gamin “cresciuto fra un fallimento e l’altro”. La risposta di Mazzini che firma con il vero nome è altrettanto secca: parla di “sventura onestamente sopportata con anni di duro lavoro” ed augura all’ex amico che i suoi figli possano sempre rispettarlo come lui ha fatto con il padre.
Non sappiamo dei rovesci di Serafino, ma forse quei 20 citi dipendevano proprio da quelle situazioni.

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