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Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Novembre - ore 18.22

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Quando il sale valeva quanto l'oro

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Quando il sale valeva quanto l'oro

- A rendere incantata la landa tutta di Sprugolandia, il mare che le gira intorno gioca la sua bella parte avendo anche concorso da sempre alla sua economia. Infatti, per non dire di pesci e frutti di mare, anche quando questa terra era soggetta ad una matrigna che non permetteva niuna attività sulle onde, dal mare si ricavava il sale che quando non esisteva ancora il frigorifero, era essenziale per la conservazione delle merci cui sottraeva acqua.
Avere sale significava possedere un piccolo patrimonio, merce preziosa che valeva tanto oro quanto pesava. Una sua non disprezzabile proprietà che si conserva nel linguaggio: se il conto del ristorante è un po’ elevato, diciamo che è salato, e una volta con il sale si pagavano i dipendenti: era il salario. Non per nulla, fino a non molto fa, il sale era monopolio di stato che compravi solo dal tabacchino.
Fare il sale era operazione semplice. Bastava raccogliere dell’acqua di mare in vasche ed esporle al sole: l’evaporazione lasciava sul fondo il sale. Per immetterlo sul mercato, era sufficiente scrostarlo e lavarlo con acqua corrente per pulirlo da carbonati e altri sali.
Il meccanismo era più o meno questo e tale si è mantenuto nei secoli, ancora fino a poco tempo fa, restando una risorsa essenziale a cui ricorrere quando i tempi erano grami.
Penso a più o meno una settantina di anni fa. Si era allora in guerra, diventata per di più civile dopo l’8 settembre’43. Il modo migliore per sfamarsi era fare qualche altro buco alla cinta dei calzoni: perché di roba ce n’era poca e quella che c’era costava e chi non aveva di che pagare, si doveva arrangiare. Capitava anche che il commercio si trasformasse in baratto: io ti do una cosa che ti serve e tu me ne dai una che mi è utile.
Non avevamo farina né tutte le altre cose di cui erano ricchi al di là del monte nella grande piana dove scorre il Po. A quelli dell’altra parte però mancava il sale. Ecco allora che le spiagge si affollano di ragazze che si buttano in mare con dei recipienti. I maschi essendo in altre faccende affaccendati, stava alle femmine provvedere. Un tuffo e si riemerge con il secchiello pieno di acqua di mare subito rovesciato in una vasca esposta alla calura del sole estivo che non ci metteva molto a lasciare sul fondo del contenitore la preziosa crosta biancastra.
Un tuffo e poi un altro e poi un altro ancora, un viavai sull’arenile per riempire vasche, per produrre sale. È fatica anche al mare dove si pensa ci sia solo il divertimento.
Non dimentichiamo come a Sprugolandia si sopravvisse nei giorni tristi che portarono alla Liberazione.

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