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Quando Baldassarre Biassa chiuse la Sprugola

di Alberto Scaramuccia

Quando Baldassarre Biassa chiuse la Sprugola

- La sera i furgoni dei banchi del mercato sono posteggiati sotto la tettoia della piazza invece che nel ricovero di via De Nobili perché la Sprugola continua a fare la birichina mettendo a soqquadro quanto le è sopra. Problema antico; anche cento anni fa la Sprugola faceva le bizze imponendo opere urgenti che tamponassero la sua potente forza d’urto.
Vedere quei lavori dà l’estro all’Ubaldo di tirare fuori una storia legata alla sorgiva e a Baldassarre Biassa che della nobile famiglia fu l’esponente più illustre arrivando financo ad essere l’ammiraglio della flotta di Papa Giulio II.
Dunque, c’era la Sprugola a cui tutta Spedia, uomini e piante, si abbeverava, lago così grande che serviva il passatore per andare dall’altra parte. Però, un bel giorno al Baldassarre salta il ticchio di chiuderla al pubblico ché non vuole che altri ci si abbeveri. Se qualcuno muore di sete, provveda pure altrove come meglio crede. Dimenticando che quell’acqua era stata da sempre d’uso pubblico, il Balda accampa diritti perché la gora alimenta un suo mulino.
La prepotenza fa andare su tutte le furie gli Spediensi che, rimasti senza acqua per sé e per i campi, protestano e minacciano affinché il bene prezioso torni ad essere proprietà condivisa. Com’è, come non è, il Biassa la fontana la protegge anche con uno steccato e ci mette pure degli armigeri per ulteriore protezione. Corse anche del sangue, commenta l’Ubaldo che scorre un antico documento scovato in archivio, fino a che l’assemblea degli abitanti riuniti sotto la loggia del Comune non stabilisce che “l’acqua usurpata debba tornare in pristino stato” e che si possano perfino bruciare le case degli uomini del Balda dovessero ferire i cittadini. Capitano di Spedia era al tempo Brizio Adorno. Regge la città per gli Sforza allora padroni della Liguria e sta decisamente dalla parte degli Spediensi aiutato anche da truppe accorse dalle zone vicine. Nella furiosa protesta gli abitanti danneggiano le case ed il mulino del Balda cui spetta l’onere di riportare tutto alla situazione primitiva.
Non sappiamo, però, come la cosa finisca ed anche Mazzini lo ignora perché il documento che consulta non lo dice.
Io mi permetto una chiosa dicendo che il Baldassarre era proprio un bel tomo, più ne aveva e più ne voleva. Però, quando entro in Santa Maria, dopo essermi rimirato per bene l’ancona di scuola Della Robbia che è a sinistra entrando, faccio poi qualche passo indietro e mi fermo davanti al sarcofago in pietra con le spoglie del Biassa. Che volete, mi affascina.
Dimenticavo: il tutto avvenne il 4 marzo 1489, 528 anni e un giorno fa.

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