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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 18 Luglio - ore 19.46

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Primula Rossa

di Giorgio Pagano

Primula Rossa

- Eugenio Lenzi nacque cento anni fa, il 14 novembre 1917, a Montedivalli, nel Comune di Podenzana, in Provincia di Massa al confine con quella della Spezia. Terzo di tre fratelli, rimase orfano pochi mesi prima della nascita: il padre Giovanni Lenzi, vicino alle idee socialiste e pacifiste, morì nella Prima Guerra Mondiale saltando in aria su un ponte di barche. Cresciuto in un collegio per orfani di guerra nei pressi di Lucca, sotto una rigida e a tratti inumana disciplina militare, ottenne il diploma magistrale e quello di perito agrario. Svolse il servizio militare per quattro anni ad Udine. L’8 settembre 1943, richiamato alle armi a Colleferro (Roma), riuscì, soprattutto grazie all’aiuto dei ferrovieri, a tornare fortunosamente a Montedivalli. Di idee socialiste, ben presto si unì, con il nome di “Primula Rossa”, alla lotta partigiana nella Brigata garibaldina “Vanni”, guidata -fino al rastrellamento nazifascista dell’agosto 1944- dal Comandante Primo Battistini “Tullio”. Il comando era ad Adelano di Zeri.
Un gruppo di soli undici uomini della “Vanni” attaccò il 24 luglio durante un allarme aereo i magazzini della Wehrmacht a Ceparana, catturando 17 soldati e 3 ufficiali tedeschi e impadronendosi di un ingente quantitativo di generi alimentari. L’azione passò alla storia come “la beffa di Ceparana”. A guidare il gruppo fu il Comandante di Compagnia “Primula Rossa”. I prigionieri furono scambiati con alcuni civili catturati a Bolano alcune settimane prima. Nell’occasione dello scambio a “Primula Rossa” furono resi gli onori militari da parte dei tedeschi. Ma ciononostante alcuni giorni dopo i tedeschi cannoneggiarono gli abitati a monte di Ceparana e rastrellarono e incendiarono il paese di Follo Alto.
Il grande rastrellamento del 3 agosto 1944 investì in pieno e disperse la “Vanni” (quindici furono i suoi morti), la quale, in questo momento, tranne un distaccamento comandato da “Primula Rossa” a Montedivalli e una forte squadra comandata da Luciano Colombo che operava al piano, si trovava a Boschetto nella vallata del Taro, in attesa di spostarsi nel Calicese. La Brigata, a causa di lacune organizzative e di comando, oppose alla dura offensiva nemica una resistenza non efficace. Primo Battistini, assente ingiustificato al momento del rastrellamento e accorso solo successivamente, venne destituito per aver lasciato vacante il posto di comando e per essersi recato fuori zona.
Il comando della Brigata passò a Duilio Lanaro “Sceriffo”, mentre Commissario politico rimase Giovanni Albertini “Luciano”. In questo periodo numerose, nonostante i pesanti contraccolpi del rastrellamento di agosto, risultarono le azioni della “Vanni”, tra cui, nel settembre 1944, il sabotaggio della ferrovia Parma-La Spezia a Caprigliola di Aulla, il minamento del ponte di Valdurasca e quello del ponte parabolico di Ostia parmense.
Nel mese di settembre la “Vanni”, per ordine del Comandante della Ia Divisione Liguria, Colonnello Fontana, ebbe come zona di riferimento quella che sta sul crinale fra Pietrabianca e Montebello (Bolano), dove si era spostata.
Fra le azioni compiute dalla “Vanni” nell’ottobre 1944 vanno ricordati il 6 ottobre l’attacco alla caserma fascista di Porta Castellazzo alla Spezia e il 29 ottobre l’attacco all’ex-Flage, sempre alla Spezia: un silurificio che era diventato la caserma migliarinese delle Brigate Nere. L’azione alla ex Flage, guidata da “Primula Rossa”, fu coraggiosissima. La caserma era costantemente vigilata da sentinelle appostate sul tetto, dove c’erano una mitragliatrice e una batteria di riflettori. Dopo una raffica alle luci i partigiani irruppero nel locale mensa e si ritirarono senza perdite: furono uccisi quattro brigatisti neri, altri furono feriti. Il 1° novembre scattò la rappresaglia fascista: furono uccisi dieci partigiani, o ostaggi prelevati dalle carceri o giovani delle SAP (Squadre di Azione Patriottica) operanti in città. Cinque a Fossitermi, cinque alla ex Flage.
Sempre nell’ ottobre 1944 la “Vanni” contribuì in modo efficace a resistere al rastrellamento dell’8 ottobre nel Calicese, al fianco della Brigata “Val di Vara” di “Giustizia e Libertà, al comando di Daniele Bucchioni, contro la quale, principalmente, era stato organizzato il rastrellamento.
Nel gennaio 1945 il comando della “Vanni”, diventato nel frattempo Battaglione e trasferitosi a Pieve di Zignago, passò da Duilio Lanaro ad Astorre Tanca, con Franco Mocchi “Paolo” Commissario politico. Appena diventato Comandante, Tanca si impegnò valorosamente nel grande rastrellamento del 20 gennaio (la “battaglia del Gottero”), dove subì il congelamento per la lunga marcia a temperature rigidissime. Ma rifiutò cura e ricovero per riorganizzare il suo Battaglione. Il 4 marzo ‘45 Tanca si trovava a Imara superiore, sopra Zignago. Una staffetta lo avvertì che un gruppo di tedeschi, guidati da spie, stava avvicinandosi a Pieve di Zignago. Lui trasferì il comando a Pieve e affrontò lo scontro sparando al nemico per coprire i suoi compagni, che si salvarono. Morì perché era impossibilitato a muoversi con rapidità. Il comando del “Vanni” passò a “Primula Rossa”, sempre con Mocchi Commissario politico.
Prima della Liberazione il Battaglione “Vanni” ebbe altri due martiri, Nino Ricciardi e Marcello Toracca, morti mentre facevano saltare il ponte del Graveglia l’8 aprile 1945, e contribuì in modo decisivo all’ultimo duro scontro con i nazifascisti a San Benedetto il 24 aprile. Ricorda Franco Mocchi: “A sera, dopo una serie di combattimenti corpo a corpo, una parte di tedeschi si arrese. I primi ad arrivare in città fummo noi: dalla Foce entrammo alla Spezia”.
Fu un giorno tragico per “Primula Rossa”: nei combattimenti di San Benedetto perse la vita accidentalmente un giovane primo cugino, Mario Mazzoni, che diciottenne aveva voluto lasciare la famiglia per seguire le orme del parente.
Nel dopoguerra Eugenio Lenzi alternò l’attività di maestro elementare a quella politica. Iscritto al Partito Socialista, fu segretario dell’ANPI provinciale della Spezia. Dal 1970 fino al 6 giugno 1985, giorno della sua morte, fu Sindaco, eletto per quattro mandati, del Comune di Podenzana alla guida di una coalizione di sinistra (PSI-PCI). La moglie, Rina Trovatelli, morì nel 2000. Era stata la sua compagna fin dai tempi della lotta: collaborò alla Resistenza cucendo mostrine e uniformi e preparando e portando biglietti.
Michele Corradi ricorda “Primula Rossa” come un “nonno molto affettuoso”. Queste le sue parole: “Era un uomo riservato e taciturno, ma in realtà coltivava un vero e proprio culto dell'amicizia, specialmente quella con i compagni di lotta, con cui ha condiviso tanti momenti di allegra convivialità. Amava divertirsi, insomma. Non ha mai dimenticato gli amici caduti: credo non abbia mai mancato una celebrazione di un anniversario di una strage partigiana di tutta la Lunigiana. Era una persona votata al servizio degli altri, di una integrità assoluta. So che dopo la guerra si è dato molto da fare per aiutare tanti compagni in difficoltà, sostenendoli nelle pratiche burocratiche per ottenere pensioni e indennità di guerra. Direi che era un uomo in cui la sfera pubblica prevaleva in modo deciso su quella privata (forse troppo). Sua grande passione fin da ragazzo era l'opera lirica, in particolare Verdi. Amava molto il calcio (era tifoso della Juventus), che aveva praticato da ragazzo”.
Parole che potrebbero valere per tanti altri partigiani. Mi viene subito in mente Amelio Guerrieri (anche per la squadra del cuore…). E poi Flavio Bertone “Walter”, Nello Quartieri “Italiano”… Non furono “eroi”, anche se fecero molte azioni eroiche. Erano persone semplici, che in un Paese in cui il fascismo aveva abituato le persone a un continuo compromesso con la propria coscienza e in cui il singolo si era sempre preoccupato solo dei suoi problemi o di quelli del suo piccolo gruppo o “famiglia”, seppero fare la scelta morale di lottare contro il male sentendosi sempre parte di un insieme, di una storia collettiva. E’ una memoria che non va perduta. Ma non si conserva una memoria che non sia mobilitante, ritenuta cioè strumento utile per muoversi nel mondo. Di fronte al fascismo che ritorna e ai tanti silenzi complici, “conservare una memoria che sia mobilitante” è il grande compito delle forze politiche e culturali che hanno le radici nell’antifascismo.

Post scriptum:
su “Primula Rossa” si vedano, in questa rubrica:
“Migliarina ricorda”, 23 novembre 2014
“Il Battaglione Vanni, una storia ancora da raccontare”, 11 marzo 2015
su Primo Battistini “Tullio” si veda, in questa rubrica:
“Tullio, eroe e fuorilegge”, 21 giugno 2015

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Eugenio Lenzi "Primula Rossa" Archivio famiglia Lenzi


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