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Ultimo aggiornamento: Martedì 16 Ottobre - ore 10.45

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Povera Europa

di Giorgio Pagano

Povera Europa

- L’Europa è in una crisi profondissima eppure è sempre più necessaria: per la pace e per dare ossigeno alla democrazia, che è asfittica perché carente di quella giustizia sociale che non può ottenere se confinata dentro gli Stati nazione.
Ma nell’Europa di domani potrebbero essere proprio le forze nazionaliste ad avere il sopravvento. L’allargamento dell’Europa a Est era stato guidato dall’idea di portare il modello occidentale, sociale e inclusivo, nei Paesi dell’ex Patto di Varsavia, già satelliti dell’Urss. Oggi è in corso il processo contrario: è l’Est, con il suo modello chiuso e nazionalista, che sta conquistando l’Ovest.
L’Europa dei nazionalismi è stata un capitolo della storia politica del vecchio continente, e ha prodotto guerre e campi di sterminio. Oggi rinasce servendosi dell’arma dei confini europei, per respingere chi viene “da fuori”.
L’Europa dei nazionalismi e delle piccole patrie si può battere non difendendo l’Europa così com’è, ma solo rifondandola. Si può battere con un’altra Europa, diversa da quella dell’austerità neoliberista. Non è quindi sufficiente volere un’Europa politica, un’Europa federale. Occorre anche volere un’Europa della giustizia sociale, così come già indicato dal Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli e dai suoi compagni.
Forse l’ultimo treno per cambiare l’Europa è passato invano quattro anni fa. Allora il giovane governo di Atene si illuse che con la solidarietà dei Paesi del Sud, governati dai socialdemocratici, si potesse costringere la Germania ad abbandonare la strada dell’austerità. Ma Francoise Hollande in Francia e Matteo Renzi in Italia rinunciarono alla battaglia. Una scelta che non ha portato fortuna a nessuno dei due, ma che è servita a chiudere forse per sempre la porta di una rifondazione dell’Europa. Nel frattempo i molti che non ce l’hanno fatta a superare gli ostacoli dell’austerità, sempre più impoveriti e abbandonati a se stessi, hanno dato il loro consenso alle forze nazionaliste. E in America è arrivato Donald Trump, che sta rendendo tutto ancora più difficile: il suo “America first” postula infatti un campo europeo debole e diviso
In politica non bisogna mai dire mai. Ma non c’è molto tempo a disposizione: la storia europea ci insegna quanto il nazionalismo sa essere rapido nell’imporsi su ogni rivale. Se si imporrà, la dissoluzione dell’Europa in tante piccole patrie finirà per risucchiarla nel suo alveo di piccola propaggine del continente asiatico, rafforzando più la Cina che la Russia: perché la Russia di Vladimir Putin è un gigante in politica estera ma un nano economico, a differenza della Cina di Xi Jinping, come dimostra la potenza del progetto della Nuova Via della Seta.

IL DECLINO EUROPEO E IL DISINTERESSE PER LE SORTI DEGLI ULTIMI
Il persistere dell’egemonia tedesca in Europa, sia pure sempre più debole, e il revanscismo degli ungheresi, dei polacchi e degli altri Paesi ex comunisti hanno dato vita a un mix che ha portato al declino europeo. La morsa di Trump e di Putin ha fatto il resto. Un segnale drammatico del nostro declino è il disinteresse per le sorti degli ultimi: gli operai e gli uomini del lavoro manuale, ma anche i palestinesi e i curdi, abbandonati pure essi alla loro sorte. E’ stata impressionante la partecipazione alla cerimonia per Gerusalemme capitale di Israele da parte dei rappresentanti di quei Paesi centro-orientali i cui governi collaborarono con lo sterminio nazista dei loro concittadini ebrei. Il disinteresse vale per tutti gli ultimi della Terra, in primis gli uomini che cercano di arrivare con i barconi. Siamo di fronte all’esaurimento dello spirito millenario dell’umanesimo europeo.
Lo ha dimostrato anche il recente vertice di Bruxelles sull’immigrazione. Di fatto si è sancito che anche in questa materia ogni singolo socio dell’Unione europea disporrà di un sostanziale diritto di veto e potrà farsi gli affari suoi. Arrivati a Bruxelles sotto l’imputazione di essere i sabotatori della politica comunitaria verso i migranti, l’ungherese Viktor Orban e i suoi camerati dell’Est ne sono partiti con il riconoscimento di poter continuare ad ergere muri: è stata una loro grande vittoria politica. Le aspettative dell’Italia di un maggiore impegno dell’Europa sono andare deluse. Non poteva che finire così, visto che Matteo Salvini ha cercato, da vero e proprio masochista, alleati tra i nazionalisti dell’Est: chi di nazionalismo (proprio) ferisce, di nazionalismo (altrui) ferisce. La logica degli egoismi nazionali ha finito per penalizzare soprattutto l’Italia.
L’unico gesto in apparenza sensato deciso al vertice è lo sblocco di 500 milioni da destinare allo sviluppo del Nord Africa: una goccia di solidarietà in un mare di egoismo. In realtà sperare di “aiutarli a casa loro” cavandosela con così pochi spiccioli è indice di una rovinosa miopia politica.

LA CRISI DELLA MERKEL, DI MACRON E DI QUEL CHE RESTA DELLE SOCIALDEMOCRAZIE
In questa Europa Angela Merkel ha perso la centralità politica: non è più la referente della destra europea moderata e democratica per il semplice motivo che quella destra è stata fagocitata da forze di destra molto più radicali. Né è pensabile che il Presidente francese Emmanuel Macron possa sostituire la Merkel nel suo ruolo: condivide il suo stesso conservatorismo, e non vuole cambiare nulla di essenziale nell’Europa attuale. Entrambi sono oggi molto più deboli rispetto a un anno fa.
Le socialdemocrazie -quel che ne resta- sono messe ancora peggio: sono costrette a “tifare” Merkel o Macron, ma così accentuano il disagio nella propria base. In Italia tra il Pd filo-Macron e Forza Italia filo-Merkel non c’è più alcuna apprezzabile distanza.
Ma non è affatto detto che queste inedite alleanze possano davvero fermare la destra nazionalista e sovranista che avanza. Anzi: l’onda nera si combatte solo rifondando radicalmente l’Europa.

CERCARE LE OASI
Quali forze possono far da leva per questa rifondazione? Secondo Nicola Vallinoto bisogna “ricostruire l’Europa pensata a Ventotene durante la guerra ripartendo da profughi e migranti, che assieme alla generazione Erasmus possono diventare la vera forza costituente di un’Europa ‘libera’ dall’odio e dalla paura e ‘unita’ dal diritto e dalla democrazia senza paura” (“La Repubblica”, 13 luglio 2018). Aggiungerei le città, i Comuni disposti all’apertura e alla sperimentazione, da Barcellona a Berlino e a Napoli… Più che sulle forze politiche esistenti bisogna far leva, dunque, sulle risorse etiche e civili della società europea. Come dice il sociologo Aldo Bonomi, riferendosi all’Italia: “Occorre cercare oasi che rimandano all’attraversamento del deserto. La sabbia è tanta e l’esodo verso l’altrove incerto” (“Il Manifesto”, 29 luglio 2018). Queste oasi ci sono, devono fare condensa. E le forze politiche? Devono lavorare nelle oasi. Non solo le forze della sinistra: tutte sono chiamate a una profonda riflessione. Lo stesso M5S, se vuole sottrarsi all’egemonia della Lega e marcare una sua identità “sociale”, deve superare la sua ambiguità sul tema Europa e scegliere senza incertezze la via di un europeismo critico, che si ponga l’obbiettivo di cambiare rotta all’Europa per rafforzarla.

Post scriptum:
Sull’Europa ho scritto molto in questi anni. Rimando al mio ultimo intervento, svolto alla Festa dell’Unione europea tenutasi al castello di Lusuolo il 12 maggio 2018, leggibile su www.associazioneculturalemediterraneo.com
Le fotografie di oggi sono state scattate a Bruxelles, sul Mont des Arts.
Da domenica prossima, per quattro settimane, fino al 9 settembre compreso, d’intesa con la direzione di “Città della Spezia” la rubrica “Luci della città” sarà sospesa. Al suo posto, ogni domenica, i lettori interessati troveranno la rubrica “Marrakech. Diario africano”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Bruxelles, Mont des Arts, la statua equestre di re Alberto I (2011) (foto Giorgio Pagano)


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