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Ultimo aggiornamento: Lunedì 24 Luglio - ore 23.53

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Piano industriale Acam, Roffo: "Chi trae vantaggio dalla proposta di aggregazione?"

Piano industriale Acam, Roffo: `Chi trae vantaggio dalla proposta di aggregazione?`

- In questi giorni siamo chiamati in qualità di consiglieri comunali a votare sul piano industriale del gruppo Acam. Il gruppo è posseduto per la quasi totalità dai Comuni della provincia, e per una quota da Filse, la finanziaria della Regione, che ha garantito parte del debito contratto negli anni.

Si tratta di un documento tecnico, un elaborato complesso, che viene dato impacchettato alla votazione dei consigli comunali dopo che in qualche stanza hanno già deciso di cedere il gruppo ad una società quotata che si presume possa essere Iren. In consiglio comunale, soprattutto nei comuni di piccole dimensioni, non vi sono persone qualificate con le quali discutere tale documento in maniera approfondita, ma vi sono solerti funzionari di partito che votano a scatola chiusa ciò che gli è stato suggerito. E questo è quello che avverrà.

Vorrei evidenziare che i consulenti che hanno elaborato questa operazione sono gli stessi che hanno fatto gli advisors negli anni per il gruppo Acam , gruppo che è arrivato sull’orlo del fallimento.

Ci sono vari punti che i cittadini dovrebbero conoscere in modo più approfondito di tale “piano”.

Cito così senza un ordine preciso dati finanziari e gestionali: il miglioramento della posizione finanziaria netta che porterà a ridurre il debito di 50 milioni di euro da qui al 2021, pochissimi investimenti, una riduzione del personale che prosegue quella già avvenuta anche se per sole (!) 40 unità, la riapertura della discarica di Saturnia nel 2019, un inasprimento delle tariffe sia della raccolta dei rifiuti sia dell’acqua.

La domanda che sorge spontanea è: quali sono le parti in gioco che hanno un vantaggio da questo piano industriale?

Andiamo ad esclusione: non i cittadini, avranno i soliti servizi, almeno speriamo, ad un costo più elevato. Non i comuni proprietari, che in precedenza incassavano addirittura dividendi dal gruppo Acam, ora rischiano di avere una partecipazione “diluita” in una grossa società senza nessuna capacità decisionale. Non i fornitori che già hanno subito la falcidia dell’art.182 bis della legge fallimentare. Non il territorio dal momento che probabilmente tutte le decisioni verranno prese altrove in futuro. Non i dipendenti che sono stati ridotti e che in un ambito di più grossa dimensione potrebbero essere trasferiti in altre regioni. Rimangono le banche, che ad oggi non hanno perso nulla e i consulenti, sempre i soliti.

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