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Pagano: "Nausea di questa politica, speranza nei giovani"

Pagano: `Nausea di questa politica, speranza nei giovani`

- Ho letto l’intervento del Sindaco: è surreale. Il mio articolo iniziale lo supportava nella sua polemica con Regione e Asl per far valere le ragioni di un nuovo ospedale con alte specialità (Dea di secondo livello), e criticava lo scarso impegno, su questo punto, della classe dirigente locale. La Paita ha replicato maledicendo dieci anni di Comune (e dunque anche di assessorato di Federici alla sanità) e lui che fa? Se la prende con me, seguendo lei sulla strada dell’attacco personale. Al fondo emerge, innanzitutto, un problema politico: il vantaggio di cui Federici ha sempre potuto contare, cioè l’omogeneità politica dei livelli istituzionali -Governo nazionale, Regione, Asl, Comune-, è venuto meno con la vittoria di Toti in Regione, e con il conseguente cambio al vertice dell’Asl. Tant’è che il Direttore, senza che nessuno replicasse, ha detto sonoramente “niet” al Sindaco. So bene che cosa significa: in buona parte del mio mandato ho convissuto con Berlusconi e Biasotti. Essenziale -in situazioni come queste, quando l’avversario politico, chiunque esso sia, governa gli enti sovraordinati- diventa la partecipazione, il “fare patto” in città tra forze politiche e sociali diverse, la mobilitazione civica. La “coalizione cittadina” sarà utile anche sulla questione delle risorse: perché è vero che l’impresa che deve realizzare l’ospedale ha acquistato il Sant’Andrea, ma è anche vero che deve venderlo e valorizzarlo. E poi sappiamo che negli anni i costi inevitabilmente cresceranno, così come, purtroppo, i tagli alla sanità: meglio vigilare, dunque. Solo una città unita può far valere le sue ragioni: purtroppo oggi non è così. La questione non è “l’attivismo” del Sindaco, ma quella di rendere “attive” tante forze: altrimenti la città sarà sconfitta.
Al di là di questo problema politico, che evidenzia una differenza di impostazione tra noi e nulla di più, non posso non rilevare la sgradevolezza degli attacchi personali. Come è possibile? E’ un’assuefazione al dilagare dell’odio nel discorso pubblico nell’era dei social? O è anche indice di una crisi dell’assetto dominante del sistema politico locale, di una tutta spezzina “crisi dell’impero”? La disfatta alle regionali e poi al referendum, l’inchiesta in Autorità Portuale, la politica come ring autoreferenziale e regolamento dei conti all’interno dello stesso partito: tutto ci parla di un’estinzione di una politica e di un sistema. Del terrore di passare la mano vissuto dentro un fortino sempre più assediato.
Detto questo, solo qualche precisazione. Sullo scarico di responsabilità: basta sfogliare le collezioni dei giornali di questi anni per cogliere la continuità di una narrazione fatta dal sistema dominante fondata sulla divisione tra “gli anni del bene” e gli anni del male” (naturalmente i miei). Sui miei libri: non sono di memorie, ma sul futuro: di Spezia, della sinistra, dell’Africa. Poi c’è un libro che non è di memorie ma sulla memoria: quella della Resistenza e dei valori fondativi di una politica umana, che oggi non c’è più. E quindi è anche questo, più di tutti, un libro sul futuro. Infine: io sono “nauseato”, e come me tanti cittadini, della politica di oggi, non certo del mondo. Dieci anni fa ho rinunciato a tutto senza ciambelle di salvataggio, ho scelto la libertà alla ricerca della vita, di nuove strade: e ho trovato, nelle maglie di una politica ignara, un mondo che mi meraviglia ogni giorno, fatto di persone solidali e responsabili, che si prendono cura degli altri e della natura. Sono loro, donne e uomini semplici, soprattutto giovani, italiani, europei, africani, i miei “eroi giovani e belli”. Come diceva il mio amico fraterno don Andrea Gallo: “Il male grida forte, la speranza grida ancora più forte”.

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