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Ultimo aggiornamento: Giovedì 13 Dicembre - ore 17.44

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Ombrellai di oggi e di ieri

Di Bert Bagarre

Ombrellai di oggi e di ieri

- Se non lo confermasse la scienza, lo capiremmo da soli che il clima non è più quello di una volta. Non si tratta di mezze stagioni, è che sono del tutto differenti le condizioni meteo.
Tuttavia, al di là dei mutamenti climatici, a Sprugolandia una caratteristica si mantiene inalterata ed è la velocità delle apparizioni degli addetti ai lavori non appena il cielo s’incupisce.
Infatti, è sufficiente che le nuvole spediscano giù un paio di goccette di pioggia che ad ogni angolo di strada o quasi, come per incanto, compare all’istante un venditore che a pochi euro offre un ombrellino tascabile a chi, sorpreso dal subitaneo acquazzone, si ritrova privo del necessario per ripararsi. E tu ti chiedi stupefatto dove se n’era stata fino a quel momento tutta quella folla di mercanti.
Ma, attenzione, non c’è proprio nulla di nuovo sotto il sole, anche se nel nostro caso l’affermazione può sembrare impropria per l’assenza del termine di riferimento.
L’improvvisa comparsa oggi è inusuale solo per la forma, ma in realtà è fenomeno più che antico.
Infatti, nel tempo che fu, appena le nubi cominciavano a far pipì, a venire allo scoperto erano gli ombrellai, persone che indico con nome non appropriato dato che non costruivano ombrelli né li vendevano. Non so, però, come altrimenti chiamare gli artigiani che riparavano i parapioggia, o meglio le loro stecche che la folata maligna di una ventata improvvida aveva divelto dalla collocazione originale rovesciando il paracqua e rendendolo di fatto inservibile.
L’ombrellaio venuto fuori dal nulla, io lo vedevo accovacciato sotto il portico di via Firenze de-a ciassa Brin, le gambe incrociate come i pellirosse visti e rivisti sul grande schermo. Eravamo folla a seguire rapita le mosse di quelle mani sapienti che in quattro e quattr’otto accomodavano l’ombrello rotto buttando via le stecche inutilizzabili che subito arraffavamo per farne frecce dei nostri archi.
A distanza di decenni ora ci troviamo di fronte ad una stessa apparizione parimenti fulminea ed inaspettata ma con due sole differenze.
Gli ombrelli che venivano riparati avevano il manico lungo a differenza degli odierni che si comprimono in meno di un palmo. Inoltre, la loro apertura era manuale e non è come oggi che basta pigiare un bottone che, zac, immantinente il paracqua si apre da solo.
Ma la differenza non era solo tecnologica. Un ombrello allora costava ed acquistarlo era operazione complicata che comportava analisi attente e meditate, con un occhio alla qualità, ma ben due o tre al prezzo perché gli sprugolini, si sa, sono molto cauti nella spesa.
Buona calza a tutti!

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