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Non voglio correre

La musica post punk di Asino, duo ignorante e testardo di Massa-Carrara. Di Francesca Cattoi e Diego Ballani

Le migliori intenzioni - Extra Moenia
Non voglio correre

- Strani e inaspettati possono essere i luoghi in cui si ascolta una canzone. Ho incontrato Umberto Space Echo degli Asino in un post su Facebook. Un regalo. Ho cercato sul web altre loro canzoni, ho comprato il loro ultimo disco Amore online e atteso la possibilità di vederli in concerto durante un’estate triste e lunga. I testi graffianti e provocatori, la musica dura e tirata, memore di reminiscenze punk, sono state rifugio per momenti difficili e rappresentano una mia certa reticenza ad abbandonare atteggiamenti che non si addicono alla maturità. Nella loro musica si trovano citazioni da Charles Bukowski a Charlie Chaplin, si intrecciano storie personali e tipiche di chi è cresciuto negli anni 2000, l’aggressività e sfrontatezza della gioventù di provincia. E se la provincia è Massa-Carrara, si può star sicuri che la sincerità e la durezza sono genetiche, ma si uniscono in Orsomaria Arrighi (Carrara, 1988) e in Giacomo Ferrari (Massa, 1990), gli Asino, con la gentilezza e l’entusiasmo di due persone con una forte passione per la musica e le scorribande sonore. A fine estate, contatto, sempre tramite FB, gli Asino e li incontro separatamente: Giacomo vive a Milano e lavora in un locale che frequento già da parecchi anni. Orsomaria vive ad Ugliancaldo, negli appennini toscani. Quando decidiamo di vederci, forse già a fine ottobre, non se la sente proprio di fami andare fino là e ci incontriamo ad Aulla, appena fuori dall’uscita dell’autostrada. Due incontri, come spesso accade per queste interviste, stimolanti e cui ripenso spesso per spontaneità e sorpresa. Riesco a vedere gli Asino in concerto ai primi di gennaio 2020 a Mare Culturale Urbano, Milano. L’atmosfera è quella dei centri sociali, anche se questo locale dovrebbe esserne una versione aggiornata. Il loro suono è potente, Giacomo indossa un camice da paziente di ospedale, Orsomaria ci distribuisce fischietti e ci incita a partecipare suonandoli a Trenita, una tagliente e ironica canzone ispirata da Trenitalia. Nonostante l’appartenenza ad una provincia diversa da quella cui la rubrica è dedicata, penso che per loro si possa fare un’eccezione e per rendere le cose un po’ più interessanti, chiedo a Diego Ballani (La Spezia, 1978) di formulare tre domande e chiudere questa intervista. La sua esperienza nella musica contemporanea e la sua professionalità nell’avvicinarsi all’argomento, possono contribuire ad ampliare la presentazione di quanto prodotto dagli Asino e fanno entrare in questo progetto una voce capace e stimata.

Francesca Cattoi: Che studi avete fatto? Dove? Che tipo di formazione avete?
Orsomaria Arrighi: “Asilo Doganella, Scuola elementare Doganella, Scuola media Leonardo da Vinci, Liceo artistico Artemisia Gentileschi e Accademia di Belle Arti, non finita, tutto a Carrara. Cito le varie scuole perché ognuna di loro mi ha dato qualcosa che ricordo vivamente, dalla carne masticata e nascosta nel grembiule all’asilo perché non mi piaceva, alla fissazione della paleontologia delle elementari che tutt’ora mi porto dietro, i primi baffi delle medie e la voglia di ribellione, la ribellione messa in pratica alle superiori per poi finire all’Accademia di Belle Arti l’unica ad avermi lasciato poco, solo il contorno che orbitava attorno lo studio”.
Giacomo Ferrari: “Ho fatto elementari, medie e Liceo Scientifico a Massa. Poi ho frequentato per un anno e mezzo il Pro.G.E.A.S. di Prato, che è un ramo cultural-economico della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze. Dopo aver capito che non faceva per me, mi sono stretto forte alla musica, mantenendomi con dei lavoretti qua e là. Musicalmente parlando, ho avuto un percorso da autodidatta con qualche sporadica lezione fino al 2014, anno in cui mi sono iscritto per il triennio di batteria al CPM di Milano”.

FC: Quando e come vi siete conosciuti?
OA: “Io e il buon Giacomo ci siamo conosciuti penso in sala prove o qualcosa di simile nel lontano 200…? non ricordo. Sicuramente Giacomo sa il giorno ora mese anno :) ”.
GF: “Ci siamo conosciuti tramite amici in comune nel 2006.In quell'anno avevo iniziato a suonare con dei ragazzi di Carrara molto amici di Orso. Lui suonava la chitarra in un'altra band, disegnava e ci veniva spesso a trovare in sala prove, ma quando a noi servì un cantante, lui fu la nostra prima scelta e accettò la nostra proposta. Dal 2009 abbiamo iniziato a suonare insieme negli Smugglerz fino al 2011, stringendo una grande amicizia a suon di belle esperienze in giro per l'Italia”.

FC: Quanta parte della vostra vita occupa la musica? É la vostra attività principale? L'unica?
OA: “Qualche tempo fa, la musica sicuramente mi occupava molto di più, ma era un rapporto ossessivo. Adesso faccio qualche pensiero durante la giornata su cablaggi, strutture e idee sonore, il tutto canticchiato. Da poco, sono riuscito a farmi un piccolo studio in casa e li mi diverto, registro su nastri e faccio esperimenti, costruisco piccoli strumenti che fanno un coro di ronzii e disturbi, è cambiato l’approccio al suono, un punk casalingo. Ma in questo momento, la mia attività principale è dedicata all’apertura di un piccolo birrificio e agriturismo nel paesino dove vivo, Ugliancaldo”.
GF: “Penso che da quando ho iniziato a suonare la batteria a quattordici anni, questa attività abbia preso sempre più spazio nella mia vita, anno dopo anno. Suonare, fare musica, non è mai stata la mia unica attività, perchè mi son sempre dovuto mettere dei soldi in tasca per le spese quotidiane e non ho mai voluto vivere la professione di musicista come un lavoro vero per non perdere il fattore divertimento. Oggi ho una situazione lavorativa piuttosto comoda che si concilia con i miei impegni musicali. Lavoro part-time al bar di Santeria Paladini 8 e ciò mi permette di poter partire per i tour senza troppi problemi (lo scorso novembre sono stato in tour con Any Other in Asia)”.

FC: Avete diversi progetti musicali, ma qui, perchè così vi ho conosciuti, siete Asino: "duo ignorante e testardo di Massa-Carrara", cito da FB. Cosa vi va di raccontare di Asino?
OA: “Asino è un’amicizia che dura da tempo, una valvola di sfogo, un modo per tenersi aggiornati”.
GF: “Mi sento di dire che Asino è un'esperienza incredibile che va avanti da quasi dieci anni. Asino è un'amicizia e una collaborazione che significa tantissimo per me e Orso. Asino ci ha dato un sacco di soddisfazioni, ci ha connesso con un sacco di persone splendide e ci ha fatto vedere posti in cui non saremo mai arrivati altrimenti.
Insomma, Asino è proprio una bella cosa”.

FC: La vostra presenza in questa rubrica, oltre che per talento e limiti anagrafici, è dovuta anche alla vostra provenienza, la provincia di Massa-Carrara. Come vivete la dimensione provinciale? Che rapporti avete con La Spezia, la città confinante (la provincia confinante)?
OA: “La dimensione provinciale la vivo bene, non ci saranno mille cose, ma dopo tutto a me non va di far mille cose. Non credo nella vitalità delle città, ma nella vitalità delle persone, ci sono gli amici, le montagne e il mare. Il rapporto con La Spezia, anche se è territorio limitrofe è a dir la verità occasionale. Qualche concerto e la frequentazione dei vari mercatini delle pulci”.
GF: “Da qualche anno nessuno dei due vive più a Massa o Carrara, ma direi che la provincia ci ha cresciuti e formati ben bene. Crescere in questi posti, con le loro dinamiche e le loro scarse proposte, ci ha permesso di sviluppare uno spirito di sopravvivenza e di adattabilità per niente male. Sia per il mare che per i concerti ci siamo spesso e volentieri mossi verso città limitrofe, soprattutto verso la Liguria, e La Spezia è sempre stato un centro attivo e interessante (andando oltre tutte le battute campanilistiche tra carrarini, massesi e spezzini che ben conosciamo). La prima volta che ci abbiamo suonato come Asino fu nel 2013 al Centro Giovanile Dialma Ruggero per il festival di Toten Schwan Records (etichetta indipendente spezzina che purtroppo ha perso uno dei suoi fondatori l'anno scorso per suicidio). Da lì, siamo passati alla Skaletta, allo Shake Club, al MayDay C.S.O.A, venendo a contatto con diverse realtà musicali/artistiche e con persone davvero splendide con un background molto simile al nostro”.

FC: Avete ultimamente preso scelte di vita che, apparentemente, potrebbero sembrare opposte: Giacomo a Milano e Orsomaria a Ugliancaldo. Cosa cercate nelle rispettive scelte? Come le conciliate nel vostro rapporto creativo?
OA: “La scelta di Ugliancaldo è stata una coincidenza, volevo qualcosa di molto simile per il mio futuro e fortuna è capitato. Il rapporto creativo è differente: ascolto molto gli uccelli e ammiro il cambio delle stagioni, le nuvole, il silenzio che vibra. Rimanere estasiato da ciò che mi circonda e notare come la solidità delle montagne cambi giorno dopo giorno, luce dopo luce, nuvola dopo nuvola. Mi presento con questo nuovo bagaglio al lavoro per il nuovo disco che a differenza di qualche anno fa, con il periodo della sala prove vissuta come casa e tutto ciò che gravitava attorno, adesso può avere più personalità, senza limiti alla creazione, nessuna influenza reciproca, ma che passa attraverso un aggiornamento verbale, in cui si mettono idee sul piatto e si gioca per farle andar d’accordo”.
GF: “Non avrei mai pensato di resistere più di un anno a Milano e invece ora è iniziato il mio quarto anno nella grande città. Sono rimasto quassù perchè mi sono arrivate diverse proposte inaspettate di tour da band e solisti che non potevo rifiutare assolutamente. So per certo che non sarà la mia città definitiva, ma intanto continuo e vivermi questa esperienza decisamente formativa e gratificante. Il distacco tra me e Orso sicuramente ha influito sul nostro modo di far musica, ma non ha certo intaccato in alcun modo il nostro rapporto. Anzi, penso ci abbia aiutato a capire e a spronarci a trovare nuove soluzioni e nuovi percorsi creativi. Abbiamo scritto i primi due dischi stando entrambi a Massa-Carrara, suonando e risuonando tutto quanto in sala prove. L'ultimo, Amore, invece è stato fatto un po’ a metà perchè concise con il mio trasferimento a Milano. Ora stiamo iniziando a lavorare al primo disco composto interamente a distanza. Siamo molto carichi per questo”.

FC: Che definizione vi sentireste di dare alla musica che scrivete e componete per Asino?
OA: “La musica di Asino è un legante per capire come va tra noi due”.
GF: “Veritiera”.

Diego Ballani: Nella vostra musica c'è una forte componente poetico narrativa. Chi è oggi in Italia che considerate bravo a fare poesia o a raccontare storie con la propria musica?
OA: “Come sempre, si cerca di tirar fuori qualche sorriso o disavventura dal quotidiano, però non sono sicuro si possa definire una componente poetico narrativa. Non saprei bene come rispondere, ma posso citare Andrea Laszlo De Simone, mi piacciono sia i suoi testi che la musica”.
GF: “Per quanto riguarda il racconto o l'evocazione in musica direi che Emidio Clementi dei Massimo Volume e Jacopo Lietti dei Fine Before You Came rimangono i migliori”.

FC: Che cosa vi piace ascoltare? Che rapporto avete con la musica in generale?
OA: “Cosa mi piace ascoltare? Ultimamente alterno la radio con tutti i suoi tormentoni sanremesi ad ascolti di ricerca: Angelo Badalamenti, per esempio, sta riempiendo le mie giornate. Come canta la queen del Twerk, Elettra Lamborghini, “Musica e il resto scompare”. Non ho preferenza per alcune etichette stilistiche o generi musicali. Non sono un razzista musicale”.
GF: “Ci piacciono un sacco di musiche. Ci piace un sacco la musica. Insieme nelle varie trasferte, ascoltiamo un sacco di radio. Riusciamo a parlare di qualsiasi cosa musicale nel modo più aperto e privo di giudizio possibile. É una cosa rara e che mi fa proprio star bene. Spesso trascorro dei periodi dove non ascolto praticamente niente, perchè magari mi sto preparando una scaletta per un tour e non riesco a gustarmi altro come vorrei”.

DB: Siete legati al rock in un momento in cui i giovani musicisti sembrano dediti a forme sonore differenti (più cantautorali, elettroniche o legate all'universo hip hop). Per voi il rock è ancora un mezzo espressivo valido e attuale?
OA: “Il rock è solo una strada. Vorrei cantare stornelli napoletani, ma non ci riesco. Penso che il rock, ovvero dire cose con volume alto non morirà mai. Il rock si fa con tutto, basta alzare il volume di qualsiasi sorgente sonora fino a non sentir nulla di ciò che ti circonda, quindi ti crei il tuo piccolo mondo dove sputi tutto. Se si pensa al rock quello con i capelli lunghi da scapocciare e fare le corna allora non mi appartiene, se faccio ciò è solo per prendere in giro quella fetta di umani”.
GF: “Credo molto nella contaminazione musicale, seguo molte band e artisti nuovi che fanno cose veramente distanti dalle nostre e questo credo porti inevitabilmente a una evoluzione del mezzo espressivo. Ci continuano a piacere un sacco le chitarre distorte, ma ci stiamo avvicinando sempre più a sonorità più variegate rispetto a quelle che abbiamo usato finora per rendere tutto un po' più attuale e vicino a quello che siamo in questo momento. Non ci siamo mai definiti un gruppo rock, abbiamo sempre avuto l'ambizione di essere qualcos'altro, una cosa indefinita che ha assolutamente una componente rock, ma senza rimanerci rinchiusi”.

FC: Quali progetti musicali portate avanti parallelamente ad Asino?
OA: “Oltre ad Asino suono in progetto chiamato I Parolieri, un quartetto unito da passioni comuni. Ora stiamo registrando e a breve uscirà un disco”.
GF: “Da fine febbraio sarò in tour con Generic Animal (il 21 febbraio uscirà il suo terzo disco Presto, La Tempesta/Island Rec). In più mi sto mettendo a fare delle cose da solo a cui vorrei dare forma piano piano”.

Giacomo, Orsomaria parlatemi d'Amore? (nel trailer di Amore si sente una voce fuori campo che dice: “Orso, parlami d’amore” e poi due ragazzi che si tuffano in acqua)
OA: “Amore è nato in un momento di trasferimenti, idee nate tra la sala prove, la mia vecchia casa, e lo studio a Genova. È stato un disco divertente da fare in tutte le sue sfaccettature, dal set fotografico per la copertina alla voglia di prendersi sempre in giro, dai suoni nati tra uno studio e una stanza con mille intrecci di cavi”.
GF: “Ahahah, ok. Amore, come tutti i nostri tre dischi, si compone di fotografie di determinanti momenti, periodi precisi, che viviamo. Amore ha dei momenti belli, Amore ha dei momenti brutti. Amore ti fa bene alla pancia, Amore ogni tanto è il mignolino che sbatte contro la gamba del tavolo di cucina”.

DB: C'è una netta evoluzione da Crudo ad Amore, il primo è più legato al parossismo di certo screamo/emocore, il secondo è psichedelico e atmosferico. Cosa è accaduto nel frattempo?
OA: “Tanti sono i fattori del cambiamento. Crudo era crudo in tutto, è nato come urgenza espressiva e voglia di urlare cose. Muffa è stato un tramite tra urgenza e sonorità atmosferiche. Amore è più rilassato nella composizione”.
GF: “Sicuramente sono cambiati o sviluppati i nostri ascolti personali e di coppia.
Abbiamo ascoltato un sacco di cose, visto una miriade di concerti e suonato in altri progetti extra-Asino nei 5 anni successivi a Crudo. Amore è senz'altro figlio di questo personale percorso e mi piacciono molto gli aggettivi che hai usato per definirlo. La distanza e il poco tempo passato insieme in sala prove hanno inciso anche questi sullo sviluppo dell'ultimo disco, portandoci a dedicare anche più tempo alla cura di certi particolari che nelle prime registrazioni tendevamo, volutamente, a trascurare”.

FC: Quali progetti per il futuro avete?
OA: “Progetti per il futuro? Fare un ottimo raccolto ed esplorare con la musica sentieri e pensieri che vagano nella testa. W il Rock!”.
GF: “Non ho niente di definito in questo momento, ma dopo aver compiuto 30 anni l'unica cosa di cui sono fermamente sicuro è voler comprare una bici, di quelle serie con il manubrio ricurvo. Per ora questo è tutto”.

La parabola degli Asino, rappresenta un caso abbastanza singolare all’interno del circuito dell’indie italiano. Se molti sono i gruppi validi emersi dalla scena screamo degli anni Zero sull’onda del successo dei Fine Before You Came, il loro non è stato un semplice slittamento nel senso un moderno cantautorato (noise) rock. I Massimo Volume sono un punto di riferimento evidente, ma nel loro suono si scorgono magniloquenti sfumature heavy psichedeliche che fanno del loro ultimo disco una specie di sinfonia del rumore perfettamente bilanciata fra furore e raffinatezza formale. Le ambizioni e la capacità di saper coniugare il tutto con testi intelligenti non manca. A questo punto non vediamo l’ora di assistere alle loro future evoluzioni artistiche.

FRANCESCA CATTOI e DIEGO BALLANI

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Asino a Disorder 24 agosto 2018 Rosy Dennetta


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