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Non solo ripresa economica, al centro, la creazione di un uomo nuovo

La riflessione: "Io non voglio tornare alla normalità, se quella ante-Covid19 è considerata la normalità".

per il post covid-19
Non solo ripresa economica, al centro, la creazione di un uomo nuovo

- Io non voglio tornare alla normalità, se quella ante-Covid19 è considerata la normalità. Pensiamoci, era una normalità che ci faceva stare bene? Io non credo, era una normalità fatta di molta forma e di poca sostanza. Una normalità fatta di egoismo e disinteresse per gli altri, una normalità fatta di molti lussi per pochi e scarsi benefici per molti. Una normalità fatta di competitività sfrenata, di ritmi disumani di consumo a scapito di un ecosistema che osservava impotente l’autodistruzione del genere umano. Abbiamo una straordinaria occasione invece e a consegnarcela è propria la pandemia: ripensare a cosa dovrà essere normale, ripensare quale normalità dovremo recuperare.

Potremmo ripartire dal punto in cui abbiamo interrotto oppure ripartire da un nuovo inizio. Sta a noi decidere la normalità di cui abbiamo bisogno, sta a noi cogliere l’occasione che la pandemia ci consegna. L’occasione di guarire, di guarire dalla superbia, dal consumo sfrenato, dal narcisismo patologico, dai falsi miti, dal malessere di un’esistenza senza senso. Ci siamo fermati con un pianeta in sofferenza estrema, ferito e piegato dal dolore. Risorse bruciate e consumate da una piccolissima parte di popolazione e progressiva erosione di tutta la biodiversità disponibile. Una rincorsa verso l’estinzione che pareva inarrestabile. Ed invece oggi ci siamo fermati e abbiamo l’occasione di riflettere su come ripartire ripensando a modelli di sviluppo che tengano conto di un interdipendenza vitale per l’essere umano e le altre speci. Un’interconnessione con l’eco sistema capace di portare equilibrio, benessere e rispetto per ogni essere vivente. Il punto vero della ripartenza sarà dunque anche questo, la creazione di un uomo nuovo, non solo il rilancio dell’economia. Sembra che gli sforzi e le menti siano invece tutte concentrate per il rilancio della macchina produttiva necessaria a riportarci al punto dove tutto si era interrotto. Un ritorno al passato necessario a recuperare quella “normalità”, che a ben vedere, ha snaturato l’essere umano, facendolo diventare il più grande predatore del pianeta. In nome di quale supremazia mi chiedo, in nome di quale sviluppo, in nome di quale diritto. Io nn stavo bene e non me en accorgevo, ora ne sono consapevole e come tutti vorrei ripartire ma non da dove tutto si era interrotto ma da una nuova identità di essere umano. Tutti dovremmo essere impegnati verso la creazione di una nuova identità di essere umano. Soltanto dopo essere rinati come individui, potrà arrivare il pensiero per un nuovo modello di civiltà, per una nuova idea di comunità globale. Siamo ad un passo da una nuova grande rivoluzione , culturale, dello stile di vita, dei modelli produttivi, dell’organizzazione sociale, del modo di disporre delle risorse, del modo di garantire accessibilità alla ricchezza del pianeta a quanti fino ad oggi ne sono stati esclusi. E’ un’occasione unica. Allora io dico che il rischio più grande che corriamo nel post-Covid19 nn è legato all’incertezza economica. La macchina produttiva, tornerà a correre più di prima, tornerà ad essere più aggressiva e più ansiosa di profitto, di quando si è interrotta. Si profila all’orizzonte un nuovo boom economico. Io credo che il rischio più grande, sia quello di ignorare il messaggio che la pandemia ci lascerà. Se l’uomo dimostrerà di essere estraneo, di essere immune alla richiesta di cambiamento che arriva da questo grande sconvolgimento globale, perderà anche l’ultima chance per salvare se stesso e il pianeta e la prossima pandemia, potrebbe arrivare per mettere la parola fine al genere umano.

Luca Liguori
Insegnante

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