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No al tutti contro tutti

di Giorgio Pagano

luci della città
No al tutti contro tutti

- Non ci aspettavamo la seconda ondata. Eppure era tutto scritto nei libri di storia e di medicina. Ma è stata naturale la nostra tendenza a dimenticare, a rimuovere il male in un’estate vissuta senza cautele: abbiamo un’anima-cicala, come dice Massimo Recalcati. Anche se qualcuno è stato troppo arrogante. Come quei medici che andavano in Tv a raccontare che il virus era clinicamente morto. Come quei politici che spregiavano le mascherine e si assembravano per i selfie con gli ammiratori.
L’errore è stato non aver capito che il virus è più forte di noi. Se noi ci muoviamo, lui ci colpisce. Noi abbiamo un’organizzazione sociale, lui è libero di agire e di punirci quando e come vuole. Noi siamo “rigidi”, lui è “flessibile”. Noi abbiamo tante cose a cui pensare, lui ha solo da pensare a noi, ad infettarci per sopravvivere.
Potevamo fare qualcosa? Certo, ma ormai è impossibile riavvolgere la pellicola. Sta scorrendo il brutto film che non volevamo vedere. Anche perché in uno Stato in cui la sanità è regionale, tutto è stato, è e sarà complicato. Nelle pandemie serve un coordinamento nazionale più forte, non c’è alternativa. Altrimenti vige lo scaricabarile, che porta alla scomposizione del Paese. Per le Regioni, ovviamente, è sempre colpa del Governo. Ma se il Governo ha stanziato 8 miliardi per gli Ospedali e le Regioni non li hanno spesi, la responsabilità di chi è? Ci sono colpevoli ritardi per la medicina sul territorio, per i tracciamenti… Ma chi ci doveva pensare? Siamo sicuri che in Liguria la cosa giusta sia l’accentramento di tutti i poteri in Toti, che non ha più nemmeno un assessore alla sanità (saltato il capro espiatorio Sonia Viale) e si circonda solo di chi gli è fedele? A Spezia l’ATC attacca il Governo: ma il trasporto pubblico non è regionale? La domanda è: dobbiamo abbattere il virus o Conte (che pure ha fatto i suoi errori)?
Un opinionista, sul “Secolo XIX”, ha scritto: non chiudiamo nulla, chiamiamo le forze dell’ordine e l’esercito a controllare tutto e tutti. Ma è impossibile. E sarebbe anche pericoloso. Non vogliamo scaricare la app Immuni per “difendere la privacy” e chiediamo la militarizzazione del territorio?
Un altro opinionista, sullo stesso giornale, ha proposto di isolare gli anziani, che sono quelli che muoiono di più. E quelli che vivono con i figli dove li mettiamo? Confiniamo un terzo o un quarto degli italiani, lasciando i vecchi disinfettati ma soli, e gli altri, i sani, liberi di infettarsi a piacimento? Ma tutti i cittadini non hanno pari dignità sociale, secondo la Costituzione? E’ questo il dono che vogliamo fare a chi vive l’ultimo tratto della vita?
La verità, purtroppo, è che non si può tenere aperto tutto. In questa situazione non ci resta che il lockdown. Oggi limitato alle attività della cultura e del tempo libero, nei prossimi giorni chissà. Speriamo che sia un lockdown “mirato”: cioè circoscritto agli avamposti della guerra, alle zone dove la pandemia sta colpendo di più. Ma per difendere la vita e la civiltà dobbiamo rinunciare a qualcosa. Dobbiamo accettare il fatto che il male è tornato e che siamo costretti a conviverci, facendo sacrifici.
Il male sta anche “fratturando” la società, facendo esplodere i particolarismi ed i risentimenti. Ognuno ha la sua rabbia -perché devo chiudere io?- e magari scende in piazza con i fascisti che gridano “Libertà, libertà” e con gli estremisti di “sinistra” al loro fianco.
Sempre sul Secolo XIX, un terzo opinionista -di estrema sinistra, ma quella vera- ha scritto: chiediamo risarcimenti rapidi, ma non cavalchiamo l’onda di tutti contro tutti. Ha ragione: fa male al Paese, cioè a tutti noi. E’ più difficile rialzarsi dopo la seconda caduta, ma dobbiamo farcela. Serve la coesione: tra i Paesi europei, tra maggioranza e opposizione, tra Stato e Regioni. Soprattutto serve la coesione sociale, quella tra noi. A Conte, e alla politica, dobbiamo chiedere i ristori economici, ma anche un’idea di futuro diverso, quando il male finalmente se ne andrà.
La città più colpita al mondo dal virus è Manaus, in Amazzonia, nel Brasile del Presidente negazionista Jair Bolsonaro. L’ex Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva nei giorni scorsi ha scritto:
“Non ci mancano i mezzi. Ma certamente ci mancano la leadership e l’indirizzo politico che ha riscattato l’umanità da altre tragedie della storia. Nulla sarà come prima. Cosi` come non lo e` stato dopo le grandi tormente del XX secolo, quali le due Guerre mondiali. In ogni angolo del mondo, nonostante l’isolamento, vi e` un grido che, credo, sarà sempre più impossibile tacitare, una risposta della società alle suppliche soffocate come quelle di George Floyd, vittima della violenza poliziesca negli Stati Uniti: ‘Vogliamo respirare, vogliamo respirare, vogliamo respirare...’.Torneremo a farlo pienamente se sapremo aprire i nostri cuori, le nostre menti e le nostre orecchie, se sapremo riempire i polmoni di solidarietà e aprire la democrazia a nuove forme di partecipazione e azione politica che il secolo XXI esige da noi e rende possibile”.
Abbiamo bisogno di più aria e di più umanità.

Post scriptum: le foto di oggi sono state scattate nel territorio di Chiusola, alle pendici del monte Gottero, ritratto nella foto in alto. La foto in basso è di un tratto della “strada dei carrelli”. Per informazioni sulla “strada dei carrelli” rimando all’articolo su questo giornale “Storie di Guido, l’ultimo pastore” (20 settembre 2020) nella rubrica “Diario dalle Terre Alte”
Dedico l’articolo di oggi a Sean Connery, una leggenda che se ne va. E’ stato un attore che mi ha accompagnato per tutta la vita, dai tempi di James Bond a quelli di Guglielmo di Baskerville. Voglio ricordarlo per il suo impegno per il disarmo nucleare e per aver promosso la messa al bando delle armi da fuoco dopo la strage nella scuola elementare di Dunblane, in Scozia, il 13 marzo 1996: 16 bambini e un’insegnante furono uccisi da un legale detentore di armi. Prestò la sua voce per il video della campagna “Snowdrop. Remember Dunblane - Ban all handguns”, contenuto in parte in questo video: https://youtu.be/5X5e9gKJ4FA

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Chiusola di Sesta Godano, monte Pitone, tratto della "strada dei carrelli" (2020) Giorgio Pagano


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