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Monumento amianto, Serarcangeli scrive al sindaco: "Pronti a vie legali"

Monumento amianto, Serarcangeli scrive al sindaco: "Pronti a vie legali"

- E’ stato un fulmine a ciel sereno ascoltare le parole dell’assessore Asti durante la seduta del Consiglio Comunale avvenuta il 19 us e da Lei presieduta. E’ stato doloroso ascoltare le parole di chi, spacciandosi per saccente in merito a quanto accaduto alle Vittime del Dovere, ne ha parlato denotando un’assoluta ignoranza sui fatti accaduti a quelle Persone. Ne ha parlato, quasi fosse stata data per scontata, la fine che le nostre Vittime del Dovere hanno fatto assimilandole ai Deceduti per “incidenti sul lavoro” per i quali, sia ben chiaro, nutriamo profondo rispetto tanto che il Presidente Territoriale ANMIL, signor Pierfrancesco Ferrari, ci ha invitati all’ultima commemorazione. Anche Lei era presente signor Sindaco.

Ma, nel caso delle Vittime dell’amianto, siamo in una dimensione diversa, siamo in un altro campo. Le Vittime del Dovere della Marina Militare, come provato dai numerosi processi che si sono svolti e si svolgono presso la Procura del Tribunale di Padova, erano inconsapevoli del rischio che correvano relativamente all’esposizione all’amianto. Infatti, è di dominio pubblico, il Personale della Marina Militare NON è mai stato dotato di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) che l’Amministrazione Militare avrebbe dovuto fornire. Lo stesso Istituto INAIL – Direzione Generale Prestazioni di Roma, che Lei ben conosce, ha ribadito, con un documento datato 02 dicembre 2008, che, detto Istituto, “non è mai stato ammesso negli stabilimenti militari ne, tantomeno, sulle navi della Marina”. Va da se che l’Ispettorato Inail del Lavoro non ha mai potuto pretendere l’applicazione, da parte dell’Amministrazione Militare, della normativa sulla “sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro” Legge 626 prima e Legge 81 oggi. Quindi, è palese che nei confronti del Personale militare sia stato commesso un abuso. Le disastrose risultanze NON sono quindi assimilabili a “semplici” incidenti sul lavoro, con tutto rispetto. Ecco perché è necessario conoscere i fatti prima di parlare. Ecco perché, prima di lasciarsi andare a frasi come “possiamo collocarlo (il monumento) all’inizio di Corso Cavour al posto dei birilli oppure sul lungo molo al posto delle barriere new jersey” bisognerebbe riflettere e conoscere i fatti e non denotare un irrispettoso atteggiamento nei confronti delle Vittime del Dovere e, di conseguenza, delle loro Famiglie, come avvenuto durante l’ultimo Consiglio Comunale. Certo questa triste vicenda non finirà qui. Si aspetti ogni possibile azione (legale) da parte nostra signor Sindaco. Noi non desisteremo da quanto progettato, lo dobbiamo ai nostri Caduti e al rispetto della Loro memoria. Sappia che, sabato prossimo, un giornalista di una rete televisiva verrà a trovarci e a fotografare il monumento presso il laboratorio ove esso giace. Intervisterà alcune Famiglie di nostri Deceduti e, in quell’occasione, sarà inevitabile fare riferimento a quanto riportato in questa lettera.

Noi tutti abbiamo creduto che, con la Sua Amministrazione, La Spezia avrebbe visto sorgere una nuova era, un nuovo costruttivo percorso che avrebbe riportato la città a nuovo splendore. Anche al rispetto di certi principi e valori morali. Quello che ebbe, con la sua nascita, contemporaneamente all’Arsenale Militare. L’abbiamo sostenuta signor Sindaco, tramite il Signor Giulio Guerri così sensibile in merito alla tematica amianto (lo ha sempre dimostrato negli anni passati), sotto ogni aspetto. Le Famiglie dei nostri Caduti e degli Ammalati avevano “sognato” di avere un simbolo, sul nostro Territorio, presso il quale poter onorare e ricordare i loro Cari caduti. Così non sarà e ne prendiamo atto, ma noi andremo avanti. Lo dobbiamo ai nostri Caduti e alle loro Famiglie.

Pietro Serarcangeli – Presidente Nazionale AFEA Onlus

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