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Monna Pia, l’inventrice dello street food di Sprugolandia

di Bert Bagarre

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Monna Pia, l’inventrice dello street food di Sprugolandia

- La storia racconta che una sera don Abbondio, leggendo un libro di filosofia, incontrò il nome di uno studioso mai sentito nominare in precedenza. Sorpreso da quanto gli stava passando per la prima volta sotto gli occhi, esclama stupito: “Carneade, chi era costui?”
Qualche giorno fa è successa pure a me una cosa del genere.

Ero intento a scorrere un testo di storia sprugolina quando mi sono imbattuto nel nome di una donna che all’anagrafe faceva Pia Segheri Bartolini. Stavo proprio per rivolgere a me stesso l’identica domanda che si pose il reverendo padre, ovviamente con il nome cambiato, ma scorrendo il testo, giusto una sola riga sotto, ho capito chi sia stata la signora in questione: una delle persone più importanti di questa terra. Costei fu, infatti, l’inventrice dello street food di Sprugolandia, una vera e propria capitana d’industria, nel settore alimentare. Leader della ristorazione, dirigeva una branca fondamentale dell’alimentazione distribuendo agli affamati e soprattutto ai golosi il prodotto color zafferano dorato che usciva dal suo forno: a fainà.

Appena capito chi era, si dissolse all’istante lo stupore sorto subitaneo per i due mai ascoltati cognomi ed immediatamente compresi che si stava parlando di Monna Pia. Non dei Tolomei ma la Centenaria che tanti pensano sia il suo vero cognome. Questo è, invece, un titolo nobiliare di cui la nostra Pia cui tutti tanto vogliamo bene pur non avendola mai conosciuta, pose le basi nel lontano 1887.
In quell’anno di grazia, infatti, la Donna che un’immagine, credo l’unica che di Lei resti, ci mostra in compagnia di tre bei frugoletti, acquisì un fondo in via Biassa. All’epoca il locale aveva il numero 16, ma è difficile individuare oggi dove fosse per i cambiamenti intervenuti nella numerazione.

Ma non importa saperlo; conta solo che in quel locale la Pia produceva e vendeva i frutti del suo lavoro ai passanti che, ne sono convinto anche se la cronaca non ce lo dice, si affollavano davanti a quella porta per comprare farinata appena tagliata via dalla teglia bollente, e castagnaccio che è bono pure quello con l’uvetta e i dolci frutti che il pino marittimo spande per terra lungo la costa del Golfo.
Che gli affari le andassero bene, ce lo dice il fatto che dopo qualche anno, quando il nuovo secolo stava per arrivare, quella gran donna trasferì i suoi affari nella via del sassòne, località più affollata della sede primitiva.
Quando poi andò in via Magenta dov’è oggi la sede della Centenaria, il testo non ce lo dice, ma quel che conta veramente è che conosciamo l’indirizzo quando c’è da appagare la gola.

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