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M5S e Pd, così lontani così vicini

di Giorgio Pagano

Luci della città
M5S e Pd, così lontani così vicini

- Abbiamo il nuovo Governo, il secondo Governo Conte. Si dice che sia un governo “costretto”, “di necessità”. In realtà, se c’è stato un governo “costretto” è stato il primo Governo Conte: tra Lega e M5S c’era, e c’è, una assoluta, strategica incompatibilità. Metterli sullo stesso piano, sostenere che fossero due facce della stessa medaglia è stato una grande fesseria, un grave errore di miopia politica del Pd, di Renzi in primis.
Il Governo che è appena stato formato sarà pure anch’esso “costretto”, perché non nasce da quel serio lavoro preparatorio che si sarebbe dovuto e potuto fare. E tuttavia mette insieme due elettorati più vicini e compatibili tra loro, come ha dimostrato anche il sondaggio sulla piattaforma Rousseau. Alle elezioni del 4 marzo 2018, diciassette mesi fa, secondo l’Istituto Cattaneo l’elettorato dei Cinque Stelle era composto per il 45% da elettori “di sinistra”, per il 25% da elettori “di destra”, per il 30% da elettori fluttuanti. Si può prevedere che, dopo diciassette mesi, i grillini di destra ora votino Lega. Del resto il decreto dignità ed il reddito di cittadinanza voluti dal M5S, pur pasticciati che fossero, erano misure di stampo socialdemocratico, non certo “di destra”. Nel Pd Zingaretti ha nel frattempo vinto le primarie, spostando il partito “a sinistra” e recuperando qualche deluso da Renzi. Insomma, i due elettorati di M5S e Pd sono più omogenei politicamente rispetto a diciassette mesi fa. Socialmente lo erano già: sempre secondo l’Istituto Cattaneo, alle elezioni del 4 marzo 2018 votarono M5S il 33% degli iscritti alla CGIL, il 47% degli operai e dei disoccupati ed il 48% degli insegnanti. Secondo uno studio della rivista della CGIL gli iscritti al sindacato che votano per i grillini sono il 50%. Insomma, l’alleanza che si è formata è molto più “naturale” di quel che si pensa.
Il punto vero ora sono i fatti, i segnali da dare subito al Paese. La composizione del Governo non è entusiasmante, potevano esserci personalità di maggior livello. il programma è un buon programma, ma su alcuni punti segna un armistizio più che una sintesi. M5S e Pd farebbero bene a governare aprendosi alla società, coinvolgendo le forze sociali: c’è troppo particolarismo in giro, serve un nuovo impegno collettivo che si può creare se si suscita la partecipazione e non ci si rinchiude a Palazzo Chigi a mediare.
Ma la questione vera è: il Conte 2 che operazione politica è? Come definire il Governo? Con i colori della Roma o con un nome? Il nome potrebbe essere “governo della sinistra che cambia” o qualcosa del genere. Un governo della sinistra che per cambiare affronta finalmente la questione sociale, in un Paese dove da vent’anni si massacrano i lavoratori ed il ceto medio. Il che significa tenere insieme Europa e giustizia sociale, redistribuire il reddito, riconnettendosi così con un popolo smarrito, ma forse non perduto per sempre. Zingaretti parla giustamente di “svolta”: ma la “svolta” deve riguardare non solo il primo Governo Conte, ma anche i precedenti Governi di centrosinistra. Vale per la questione sociale così come per la questione ambientale. E per la questione sicurezza-immigrazione, dove occorre certamente “sterilizzare” il decreto sicurezza depurandolo dai suoi aspetti più inumani e palesemente illegittimi costituzionalmente, ma più in generale avere una politica seria di accoglienza-integrazione-cooperazione internazionale, che metta da parte non solo la “filosofia” di Salvini ma anche quella di Minniti. Sono questi i “fatti”, i “segnali” che servono.
Forse così potrebbe nascere un nuovo bipolarismo, tra una “sinistra nuova” e l’estrema destra salviniana.
Certo, ognuno di noi può vedere quanto tutto ciò sia di difficile attuazione. I vertici di M5S e Pd non sono di grande qualità, non hanno un modello di società, una visione per il Paese. I due partiti non sono partiti “veri”, ma federazioni di correnti e di ambizioni personali. Basti pensare, per il Pd, all’incognita Renzi, che ha la maggioranza tra i parlamentari… I due partiti viaggiano senza meta, senza sapere chi sono, senza avere un’identità.
E tuttavia: siamo noi che scegliamo i politici. Quindi dobbiamo farci un esame di coscienza. Per come votiamo e per come ci impegniamo. Una volta, nel secolo scorso, in politica, generalmente, si avanzava grazie al merito. E ci voleva tempo. Quanta gavetta, nelle sezioni, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nei Comuni… prima di arrivare al Parlamento, votati dal popolo e non nominati, come ora. Era un lavoro che impegnava una vita intera. Era apprendistato, scuola, prima che comando. Non sempre, ma spesso, vi si dedicavano i migliori, i più capaci nei vari campi. Oggi accade il contrario: i migliori, non sempre, ma spesso, fanno gli operai, i tecnici, gli imprenditori, gli insegnanti, gli artisti, i volontari, i visionari… Fanno bene il loro lavoro e si dedicano alla loro passione. Mettendoci tempo. Bisogna battersi perché la politica ritorni a chiamare i migliori e recuperi la dimensione del tempo.

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Dedico l’articolo di oggi a un amico che se ne è andato, dopo una lunga sofferenza. Luca Fregoso era, come ha detto Enrico Amici, uno dei fotografi “con maggiore consapevolezza culturale”. Aveva una grande professionalità ed una grande sensibilità. Le due fotografie di oggi, bellissime, sono sue. Sono state scattate nel 2012 e nel 2004, entrambe all’interno del Santuario delle Grazie. Gliele avevo chieste qualche anno fa, per arricchire con il suo contributo questa rubrica, che ha già ospitato sue foto della Chiesa di San Lorenzo di Portovenere, della Chiesa di San Giovanni Battista del Fezzano e della Cattedrale di Santa Maria della Spezia. L’ultimo suo regalo è una foto veramente straordinaria: ritrae Enzo Ungari e Patti Smith. Sarà pubblicata nel libro sugli anni Sessanta alla Spezia a cui sto lavorando da tempo. Luca si era raccomandato perché portassi al grafico direttamente la foto originale: il suo rigore arrivava a questo. Lo farò nei prossimi giorni, poi andrò a trovare papà Renzo e gli darò la foto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Interno del Santuario di Nostra Signora delle Grazie (2004) Luca Fregoso


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