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Lunga vita all'Accademia, simbolo di una Spezia che prende coscienza

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Lunga vita all'Accademia, simbolo di una Spezia che prende coscienza

- Basta uscire dall’ascensore che da via Prione porta su in via XX Settembre per trovarsi di fronte l’imponente palazzina che è sede della Accademia Lunigianese di Scienze intitolata a Giovanni Capellini, il grande scienziato spezzino che fu anche Rettore dell’Università di Bologna e Senatore del Regno. La costruzione, una compatta volumetria opera dell’Architetto Manlio Costa che miscelò ad uno stile classicheggiante la moda del Decò, venne inaugurata nel 1929 per dare una degna dimora a questo che indubbiamente è un presidio culturale di grande importanza.

L’Accademia aveva assunto questo nome cinque anni prima. In precedenza, anche se il punto di riferimento era sempre Capellini, si chiamava Società Lunigianese. Era stata fondata nel 1919 “per l’iniziativa di alcuni volenterosi” che in breve avevano raggiunto il numero di 200 soci, come dice un articolo pubblicato nel maggio dell’anno successivo. Il programma dell’Associazione era quello di “studiare ed illustrare dal punto di vista della storia naturale le ricchezze e le bellezze del territorio compreso negli antichi confini della Lunigiana e delle Alpi Apuane”, ma già nell’anno successivo il panorama degli studi si allarga alla storia. Infatti, già i numeri 3 e 4 che vengono pubblicati nel maggio del ’20 ospitano uno studio di Ubaldo Mazzini sulla supposta influenza che esercitò su Virgilio una grotta sopra Rebocco da cui secondo alcuni il grande poeta latino prese spunto per descrivere la terra in cui Didone accoglie Enea.

Posso sbagliare ma, secondo me, la Società rappresenta il punto d’arrivo di un percorso articolato attraverso il quale la nuova Spezia prende coscienza del suo stato, è la capitale militare del Regno, e vuole certificare presso gli altri discendenze nobili. Per essere ammessi nel club dei grandi è necessario esibire un documento di identità valido. Però, perché sia reale patente che attesta nobiltà, deve essere certificato da origini distanti nel tempo. Dai più grandi si é giudicati parvenu se si é deraciné. È cosa differente se, dopo un periodo anche lungo di decadenza, ci si riaffaccia ad una ribalta su cui si è già stati, in qualche modo, se non attori protagonisti, almeno comprimari noti.

Questo è lo scopo di tutte le iniziative che nascono centocinquant’anni fa più o meno: il Teatro, la Biblioteca, il Museo ed infine la Società. Quest’ultima tappa è un suggello culturale che termina un percorso che porta al traguardo voluto: la consapevolezza. Quello che succede dopo è storia, non serve dirlo. L’importante è trasmettere alle nuove generazioni il messaggio che abbiamo ricevuto.

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