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Lo strano caso dei palazzi senza strade

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Lo strano caso dei palazzi senza strade

- Le mappe dell’antica Spezia prearsenalizia ci mostrano con molta chiarezza che, a delineare il tracciato di via Chiodo prim’ancora che venisse l’idea di fare quella strada, furono i primi palazzi che vennero costruiti fuori delle mura negli anni Quaranta dell’Ottocento.
A mano manca si fecero l’elegante palazzo della patrizia famiglia Doria e Casa Tori che dapprima fu albergo con il nome pomposo di Ville de Milan (il nome francese attirava conferendo dignità) per diventare poi la sede dell’Ammiragliato: due edifici simmetrici e regolari nel loro profilo. Sull’altro versante, dov’era il Boschetto antenato dei giardinetti, si costruisce il palazzo Da Passano che è sede oggi della Fondazione.
Queste opere mostrano già il brillante futuro cui era predestinato quel tratto di città ancora extraurbano, ancora campagna esterna al circuito murario.
Ma, quando nacque, strano paradosso, la via non c’era.
Infatti, al Croce di Malta, il lussuoso albergo con annessi bagni e scuderie che i fratelli Lenzi rilevarono dal marchese Da Passano, aveva (lo si vede chiaramente ancora oggi) l’ingresso dal lato opposto, sulla via Principe Amedeo che nel dopoguerra diventò Minzoni. È, il prestigioso edificio, l’unico di tutta la via a non avere i portici: l’essere sorto quando la normativa urbana non li prevedeva, costituì ad ogni richiesta al proposito dell’autorità municipale, il lasciapassare che li sollevava dall’opera.
Tuttavia, realizzare quella strada non fu certo un percorso agevole. Basta pensare che solo un secolo fa, in pieno 1916, la via Chiodo, che ormai era da tempo sulla piazza, vantava il poco invidiabile nickname di “polverosa”, segno di uno stato che basta la parola per capire subito tutto.
Era male antico da quando dopo i temporali, si dovevano riempire di sabbia le pozze d’acqua. Un giornale locale suggerisce che sarebbe sufficiente lastricare, ma è il quattrino che latita come in ogni amministrazione pubblica che si rispetti.
Il fatto è che Roma non fu fatta in un giorno, ma la Spezia invece sì. Cittadina di ridotte dimensioni, da un giorno all’altro diventa capitale della flotta da guerra con tutto quello che un tale status comportava, di onore ma anche di onere. Certo, ci furono dei bonus, ma non mancarono conseguenze che non poterono non ricadere sulle Amministrazioni, quale che fosse il loro colore.
La favola ci insegna che, se la buona fata sa trasformare la zucca in una splendida carrozza, è necessario poi essere dotati anche di cavalli e palafrenieri, altrimenti il cocchio, per quanto possa essere elegante e bene attrezzato di ogni comfort, non si muove.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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