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Lettera: "Dopo la noncuranza estiva, ora si sacrifica il diritto allo studio e alla socialità"

Lettera: "Dopo la noncuranza estiva, ora si sacrifica il diritto allo studio e alla socialità"

- Non sono negazionista. Nel mio nucleo familiare il Covid ha colpito duramente, strappando via, nel suo modo violento e straziante, persone amate. Perciò non sono qui a dire che il virus non esiste. Neppure a sostenere che le misure di contenimento del virus siano inutili.
Fatta questa doverosa premessa, leggendo l’ordinanza regionale n.59 dell’11/09/2020, ho maturato alcune riflessioni che da genitore e cittadino sento di voler condividere.
Gli artt. 33 e 34 della Costituzione Italiana sanciscono il diritto allo studio.
Si tratta di un diritto fondamentale, inalienabile, tutelato dalla massima fonte giuridica nazionale.
Nello specifico, parafrasandone i contenuti, gli articoli costituzionali citati sanciscono, tra gli altri, il diritto allo studio, garantendo che la scuola sia libera e aperta a tutti, e riconoscendo come obbligatoria l’istruzione.
Dopo gli assembramenti dei comizi elettorali, dopo aver riempito selvaggiamente spiagge, locali, attività turistico-ricettive, a fronte dell’inevitabile aumento della curva dei contagi, l’ordinanza 59 mira a contenere il rischio epidemiologico, colpendo, ancora una volta e quasi esclusivamente, le scuole. Si sceglie quindi di sacrificare il diritto allo studio e alla socialità dei più giovani. Chi ha ritenuto questi provvedimenti idonei e sufficienti ad arginare e ridurre il rischio dell’aumento di contagi, poche settimane addietro, in piena campagna elettorale, creava occasioni di rischio, spalleggiando affettuosamente il comizio di Matteo Salvini, che del non indossare la mascherina e creare assembramenti ha fatto propria bandiera, scaricando, ogni volta che se ne presentasse la necessità, la colpa dei contagi sugli sbarchi.

Il prezzo della noncuranza con cui, nei mesi estivi, è stato affrontato il problema di un eventuale aumento del numero di casi di Covid 19, in nome di interessi economici e politici, verrà pagato, ancora una volta, dai bambini.
Lo sforzo con il quale, responsabilmente, il personale scolastico ha organizzato il rientro a scuola in sicurezza, in ossequio alle linee guida dettate dal Ministero dell’Istruzione, e nell’unico interesse degli studenti, è stato reso vano in pochi minuti.

Delle conseguenze di tale ulteriore slittamento sono fatti responsabili i ragazzi e le loro famiglie. Il problema, ancora una volta, ovviato senza soluzioni. Scaricato su datori di lavoro e liberi professionisti.
È inevitabile pensare che, da ora in avanti, ogni questione legata alla sicurezza sarà affrontata con le chiusure. Rischio idrogeologico e epidemiologico saranno sempre risolti mortificando il diritto all’istruzione e chiudendo le scuole.
Nulla, invece, in merito all’affollamento dei locali al chiuso e all’aperto, dei lidi balneari, degli spazi antistanti i gazebo, ad esempio, leghisti, istituiti al grido di “scuole aperte, porti chiusi”.

Tutto diventa stridente. Stride la chiusura del solo Quartiere Umbertino, ai quali abitanti è stato affibbiato il ruolo di untore. Nulla in merito ai contagi dipanati dai soggetti in rientro dalle vacanze.
Nessun problema per i seggi elettorali, organizzati all’interno delle scuole, e gli assembramenti che ne conseguiranno.
Il colpevole è sempre il nemico esterno, e le colpe sempre scontate dalle categorie meritevoli di maggior tutela.
Riconosco che, con la tornata elettorale alle porte, non debba essere stato facile gestire il peso mediatico dell’aumento dei casi, con la necessità di individuare un colpevole e di assumere provvedimenti, in un momento politicamente delicato.

Tutelare il voto, prima di tutto. Perciò no, chiudere la Provincia è troppo rischioso. Controllare a tappeto la presenza di soggetti positivi in rientro dalle vacanze sarebbe stato costoso e controproducente.
Individuare nella festa per la promozione in serie A della locale squadra calcistica l’origine del focolaio forse una soluzione, già sibila l’idea, ma i voti? E poi sono passati troppi giorni.
Il grido lanciato dai dirigenti scolastici per il poco tempo e le poche risorse assicurati per la riapertura in sicurezza è stato accolto con la peggiore delle soluzioni.
Le difficoltà a garantire la frequenza scolastica sono emerse 7 mesi fa. Non risulta credibile che verranno risolte nei prossimi 10 giorni.
Diritto al voto, diritto all’istruzione, diritto alla salute. Qual è quello che dovrà prevalere, quando non potranno essere tutelati tutti insieme, quando non potranno essere contemperati?

LETTERA FIRMATA

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