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Le "pezze" che potrebbero aver dato il nome alla città

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Le "pezze" che potrebbero aver dato il nome alla città

- Ho avuto modo di dire in altre occasioni che sull’origine del nome Spezia non esistono certezze ma solo ipotesi. Alcune sono più o meno fantasiose, un paio invece risultano maggiormente fondate. Ma non metterei la mano sul fuoco per nessuna di esse anche se sono quelle che sempre si citano per dire da dove viene ‘sto nome Spezia. Non accosterei alla fiamma neppure il mignolino sinistro per un’altra ipotesi letta gironzolando come d’abitudine nel sito degli antichi periodici spezzini.
Nell’ottobre del 1928 sull’unico settimanale locale che si pubblicava allora, compare un articolo che avanza una nuova idea su quale possa essere l’origine del nome della nostra città. Ne è autore Pietro Fulgenzio Ferro, uno studioso del territorio il cui nome oggi dice poco, ma che all’epoca era molto apprezzato.
Ebbene, Ferro ritiene che ritrovare l’origine del nome si debba considerare la topografia. Prima della venuta dell’Arsenale la piana circoscritta dalle colline era divisa dal Lagora in due grandi appezzamenti di terreno che erano percorsi da numerosi canali e fossati che, oltre a permettere lo scolo delle acque dei tanti fiumetti che c’erano, funzionavano anche come confini delle singole proprietà. Questi appezzamenti nei documenti medievali che registravano i passaggi di proprietà o di affitto, sono indicati con il termine di “pezza”, versione moderna del latino “pecia”.
In queste parole Ferro ritiene di avere individuato l’origine del nome della nostra città: dall’indicazione primitiva con cui veniva designato il complesso degli appezzamenti, una volta che si comincia a costruire una comunità intorno a quei poderi, ecco che la parola pecia passa ad indicare il centro in cui i nuovi abitanti hanno deciso di vivere.
Certo lo studioso si rende conto che per far filare il suo ragionamento occorre spiegare la esse iniziale che per lui è un fenomeno metatetico, parolaccia che indica lo spostamento delle lettere all’interno di una parola. Pecia al plurale fa pecias ed è proprio questa esse finale che si sposta all’inizio componendo il nome Specia che poi si farà Spezia.
La spiegazione, lo capisce anche lui, è un po’ debole ed eccone subito pronta un’altra. Il francese, premettendo l’articolo, dice “les pecias” e voilà, les jeux sont faits.
Come dicevo, sono solo ipotesi. Però, c’è una cosa che giova osservare anche se dispiace. Novant’anni fa quando ci si attardava su queste cose, in chi viveva qua c’era una mentalità cui piaceva interessarsi del passato della terra che abitava, lo trovavi sui giornali, ci si dibatteva: un abito mentale oggi più raro a trovarsi.

ALBERTO SCARAMUCCIA

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