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Le feste di partito, metafora del buon governo

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Le feste di partito, metafora del buon governo

- In questi giorni, quando la gh’ea ancòa a Prima Republica, inissiavo e feste popolari dei partiti, lo strumento con cui un po’ tutte le organizzazioni politiche de na vorta facevano vedere agli elettori che i quattrini con cui funzionavano, venivano da loro e non da fonti sospette.
Le feste le frequentavano tutti, da quelle dei comunisti a quelle dei cattolici e dei socialisti, i partiti che maggiormente s’impegnavano in questa grande kermesse che pretendeva organizzazione impeccabile e partecipazione massiccia di volontari.
Gli è che ogni cosa doveva funzionare a puntino e senza lacuna sbavatura in quanto il successo di ognuna di quelle manifestazioni era metafora di attitudine a saper governare bene e saggiamente in virtù di una ben oliata macchina organizzativa e della capacità di saper utilizzare in maniera appropriata le risorse a propria disposizione.
Per questo la vetrina politica era sempre tirata a lucido: per confortare quanti davano il voto e attrarre a sé chi era incerto su dove fare il segno nella scheda che finiva nell’urna.
Tuttavia, al di là di tutto questo, la gran massa della gente che affollava le feste, privilegiava i banchi gastronomici e trascurava i dibattiti: tutto sommato, si mangiava se non bene almeno decentemente e si spendeva il giusto, se non meno. Per questo, le carte che erano maggiormente lette discusse non erano i documenti politici, ma le liste delle portate. E quanta coda si faceva prima di poter mettere in azione le mandibole!
Funzionava così in tutto il Bel Paese e Sprugolandia non ne era immune. Dopo i primi assaggi per il 25 aprile e per il 1 maggio, nella landa abbeverata dalla Sprugola la saison des fêtes apriva i battenti in ciassa Brin. Era qua che aveva inizio il giro dei balli che si sarebbe protratto fino al termine dell’estate.
Per un accordo mai sottoscritto, ma da entrambe le parti accettato e mai trasgredito, il movimento di Comunione e Liberazione si appropriava della piazza nell’ultimo fine settimane di maggio per poi cedere il tanto spazio attorno alla fontana bitorzoluta di Basaldella ai seguaci di falce e martello. Ma non si pensi a scontri, neppure verbali.
Magari, solo qualche rara contumelia correva fra le due parti che in definitiva erano solo cugini-rivali: avversari nell’ideologia, ma parenti stretti per la comune origine popolare che accumunava bianchi e rossi.
Per quanto ne so, casi di fratelli-coltelli non se ne sono mai visti e se qualche mugugno ci fu, a spazzarlo via ci pensava un quartin de vin gianco delibato coi i raviei ar sugo, ai fungi o a scogio, e poi un ber paneto co-a sausissa.

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