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La storia rimasta nel cassetto e una città divisa

di Alberto Scaramuccia

La storia rimasta nel cassetto e una città divisa

- Chi cerca di ricostruire il passato, sa bene che quando si esprime sul contemporaneo, è sempre condizionato da propri stati d’animo non ancora decantati dal trascorrere del tempo. Per questo, le sue affermazioni risultano viziate da sentimenti e emozioni personali che tolgono razionalità alla riflessione.
Mi sembra doverosa questa premessa oggi che intendo dire della seconda sindacatura Federici, giunta in questi giorni al termine della sua esperienza amministrativa.
Federici si presentò per la prima volta nel 2007 raccogliendo il testimone lasciato da Pagano. L’ex Sindaco aveva rifatto il look alla città che per me era diventata più bella, ma soprattutto aveva cercato di allargare la rete del consenso con progetti condivisi culminati nel Piano Strategico, un’ipotesi di sviluppo alla cui guida come Assessore ci fu anche Federici.
Per simpatia ideologica, speranza, fiducia, firmai con diversi altri un manifesto di appoggio alla sua candidatura che l’informazione locale diffuse. Mi ero convinto a quella forma di assenso anche perché in un incontro pubblico al Civico fra gli allora quattro candidati, su mia domanda Federici aveva dichiarato la sua intenzione a dare spazio alla ricerca sulla storia locale. Federici vinse, ma si salvò dal ballottaggio con Burrafato per circa 400 voti.
Gli è che il consenso che aveva sorretto il centrosinistra si stava erodendo per scelte non condivise da alcune categorie sociali. Una politica più accorta avrebbe cercato di ricucire il rapporto con la città rammendando le maglie strappate della rete. Così non fu, come la mia voglia di storia restò sogno.
Nel 2012 Federici ottenne il secondo mandato vincendo facile grazie anche alla divisione delle opposizioni che gli si opposero 11 candidati. Fu grande successo? Per nulla, basta leggere i numeri.
Il 44% degli aventi diritto non andò alle urne: sommando ad essi i voti delle opposizioni e le schede bianche e nulle, il consenso a Federici non fu di neppure il 31% dei cittadini. Per la maggioranza sarebbe stato doveroso ricostruire i rapporti, ma non mi sembra che abbiano voluto provarci.
La storia infinita di piazza Verdi con quei buchi rimasti per anni, è la triste metafora del buco profondo che con drammatica progressione s’allargava fra Spezzini e Istituzione, metafora di una città divisa nel suo corpo sociale e con spaccature significative anche all’interno del suo governo.
Ora si eleggerà un nuovo Primo Cittadino. La speranza è che sappia ritrovare il contatto con quanti si sentono emarginati ed esclusi ché questo è il primo passo per cercare un nuovo sviluppo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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