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Ultimo aggiornamento: Martedì 24 Ottobre - ore 09.01

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La sinistra si compatta contro il Pd: "No ai parlamentari nominati"

"Fiducia zero", il Rosatellum porta in piazza tutti insieme i partiti a sinistra dei 'dem': il proporzionale-maggioritario è un problema anche per i pentastellati che infatti si uniscono al coro. Fiore: "Non più rinviabile una grande forza unita".

La sinistra si compatta contro il Pd: `No ai parlamentari nominati`

- Tornare in piazza, tutti insieme, come una volta. Si ricompatta curiosamente intorno al no al Rosatellum, il microcosmo della sinistra spezzina che ieri è scesa in piazza per manifestare contro la proposta di legge elettorale, che ha superato l'esame della Camera dei Deputati. Rifondazione Comunista, Articolo 1 MDP, Pci, Sinistra Italiana e Possibile si sono dati appuntamento alle 17.30 di fronte al palazzo del governo per protestare contro una legge che ora dovrà essere votata anche dal Senato. Se dovesse essere approvata, introdurrà in Italia un sistema elettorale misto tra proporzionale e maggioritario. A fianco a loro anche il Movimento Cinque Stelle, Anpi, comitato per il no al referendum costituzionale e Cgil.

Prima il presidio con bandiere e striscioni poi l'incontro con il prefetto Garufi cui è stato consegnato un documento in cui la proposta di legge elettorale da approvarsi "a colpi di maggioranza" viene definita un "inedito attacco alla democrazia". "E' una legge pericolosa, ricopia il Porcellum di Calderoli. Avremo un parlamento di nominati. Ci auguriamo che con il voto segreto non venga fatta passare questa 'schifezza'. Nel caso in cui dovesse passare faremo appello chiedendo un giudizio sulla costituzionalità" risponde Renzo Barbaro, del coordinamento per la democrazia costituzionale. "Se non dovesse passare, visti i tempi stretti, nel 2018, ci accontenteremo del Consultellum".
Provando a sintetizzare le pieghe della legge, innanzitutto si parte dal fatto che per eleggere dei parlamentari i partiti dovranno ottenere almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale e se i partiti si presentano alleati in una coalizione, quest’ultima dovrà raggiungere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale. I partiti che non raggiungono questa soglia non eleggeranno alcun parlamentare, da qui comprensibilmente gli strali delle piccole realtà che finirebbero tagliate fuori. Come accadeva con la vecchia legge elettorale, il Mattarellum, la presenza dei collegi uninominali favorirà le alleanze tra partiti, che avranno un incentivo a dividersi tra di loro i vari collegi e appoggiare in maniera unitaria i candidati di coalizione. "In piazza contro ogni prepotenza e forzatura. La Camera approva una legge vergogna tra il giubilo del Pd. Ragazzi, una forza, unica, a Sinistra, che si contrapponga a questa deriva, nel solco della Costituzione Repubblicana, non è più rimandabile" - incalza Michele Fiore.

Cercando di interpretarla sulla realtà attuale italiana, pare una situazione che favorisce il centrodestra che, soprattutto alle elezioni amministrative, ha mostrato di riuscire a ottenere buoni risultati quando si presenta coeso. Teoricamente anche il centrosinistra potrebbe risultare avvantaggiato, se il PD riuscisse a formare una coalizione con le forze di centro e con quelle alla sua sinistra. Di certo il Movimento 5 Stelle, che infatti era in piazza, rischia di essere la forza più penalizzata da questo sistema vista l'idiosincrasia alle alleanza e l'impossibilità di candidare personalità esperte e conosciute che possano conquistare i collegi uninominali.

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