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La rivolta dei tre "futuristi di sinistra"

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
La rivolta dei tre "futuristi di sinistra"

- Cent’anni fa di questi tempi stava finendo il biennio rosso, periodo agitato in cui si pensava di risolvere le contraddizioni del dopo guerra solo con le armi. Forse era proprio così ma le armi occorreva avercele e occorreva industriarsi per procurarsele. La Spezia era allora sede militare munitissima: assaltare le polveriere era il sistema più facile per raggiungere lo scopo.
Venerdì 4 giugno 1920 c’è un assalto alla polveriera di Vallegrande sopra San Bartolomeo. Parte della stampa spezzina non informa del fatto, ma tutti lo conoscono e sono in grande apprensione. Fanno eccezione Il Libertario e Il Popolo, anarchici e cattolici.
Il primo, generalmente parco nelle notizie della cronaca, questa volta è minuzioso nella descrizione. “Alle 13 un gruppo di cittadini armati” (non dice compagni) attacca la polveriera, c’è una sparatoria al cui termine gli assalitori si ritirano portandosi via armi e munizioni. Gli operai della Terni sentendo gli spari escono dalla fabbrica, in altre fabbriche smettono di lavorare. A sera i sindacati proclamano lo sciopero generale che si protrae fino alla mezzanotte del sabato. Il foglio anarchico giustifica il fatto come “protesta scaturita da animi esulcerati, gesto di disperati che si accinsero alla perigliosa impresa” riuscendo a sfuggire all’accerchiamento.
Il foglio cattolico va giù pesante. Parla di “atto terroristico” compiuto da un numero imprecisato che va da 20 a 60 armati. La reazione è pronta con camion zeppi di militari e mitragliatrici. Per il duro commento si tratta di un vero e proprio tentativo insurrezionale.
Ma la cosa era nota a tutti. Gli operai, quelli della Terni in testa, escono dalle fabbriche perché sapevano che “il colpo è fatto”, poi tornano a casa perché le notizie sono incerte. Ma la città era pronta: gli arsenalotti sarebbero usciti dallo stabilimento, si sarebbero assaliti i negozi, gli equipaggi si sarebbero ammutinati, i tram si sarebbero fermati arrestando la circolazione.
Cronaca di una rivolta annunciata, relazione di un sogno abortito. La sede dell’Ammiragliato non fu mai Il Palazzo d’inverno, non poteva esserlo.
La storia finisce dopo pochi giorni quando vengono arrestati tre “futuristi di sinistra”. A coniugare Marinetti con Marx furono tre arcolani: Abele Ricieri Ferrari vulgo Renzo Novatore, “l’uomo che scriveva come un angelo e combatteva come un demonio”; Tintino Persio Rasi, soprannominatosi Auro d’Arcola; Dante Carnesecchi che non aveva nome di battaglia ma era l’anima del gruppo.
Quindici mesi dopo sarebbe stato ammazzato dai carabinieri in circostanze dubbie. Ne diremo a fine marzo.

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