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Ultimo aggiornamento: Lunedì 22 Ottobre - ore 19.29

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La ritirata (sarcastica) di Ubaldo Mazzini

di Alberto Scaramuccia

La ritirata (sarcastica) di Ubaldo Mazzini

- In città nell’ultimo decennio dell’Ottocento esce un nuovo settimanale che già dal titolo, La Spezia, indica qual è il programma editoriale: occuparsi dei fatti locali per dare impulso allo sviluppo.
La pubblicazione che esce, vivace e briosa, s’accattiva in fretta il favore del pubblico: non ci mette molto a tirare 2.500 copie che nelle occasioni speciali toccano addirittura quota 5.000 e le rese sono davvero proprio poche.
A suscitare l’interesse e ad attirare l’attenzione del pubblico è una redazione veramente d’élite, fatta di cinque grandi penne: l’Avvocato Federico Fritz Paganini, l’intellettuale Oreste Opi Poggiolini ed il fratello Alfredo futuro insegnante, il naturalista Davide Carazzi prossimo Direttore del Museo Civico di Storia naturale. Ultimo nella citazione, ma qualche cosa di più che primus inter pares, Ubaldo Mazzini che spazia nelle colonne del giornale mettendo in bella luce tutte le sfumature che vanno dall’impertinente Gamin al serioso UM.
Giornalisticamente l’Ubaldo non è alle prime armi. Nella stampa ha cominciato giovanissimo (l’ho documentato) nel Muratore, poi nella Giovane Democrazia e quindi nella Difesa che fu il primo quotidiano cittadino. Ma è con l’esperienza con il nuovo settimanale La Spezia che Mazzini diventa giornalista sicuro, conosciuto anche dal grande pubblico, nome noto anche fuori delle redazioni spezzine.
Tuttavia, a fine ’94 Mazzini lascia con gli amici il giornale, obbligati dalla nuova situazione creatasi all’interno. Lo fa con il magone nel cuore, ma è proprio cambiato tutto, non possono più starci. Il progetto editoriale si ribalta di 360 gradi: il giornale che fino a quel momento aveva appoggiato De Nobili, ora per un radicale cambio di linea muta il suo atteggiamento.
Questo è il vero motivo per cui i cinque lasciano anche se le motivazioni ufficiali dicono altre cose. L’Ubaldo, ad esempio, deve finire gli studi di Giurisprudenza (si laureerà a Parma nel ’98), ma il fatto reale è che nella redazione del La Spezia tira un’altra aria.
Mazzini se ne va addolorato, ma non in punta di piedi. Nell’articolo di congedo, l’irriverente Gamin dà l’ultimo colpo di coda accomiatandosi con i colleghi dal pubblico che li amava.
Proprio nell’ultima copia dell’anno, il numero dell’addio, ecco la stoccata definitiva: la gioca sul verbo latino cedo, m’allontano, dal cui participio passato cesso deriva la parola toilette: La Spezia oggi non può dire cesso perché la nostra è una semplice ritirata.
È di fatto l’ultima firma di Gamin che là muore per incontrare nuove esperienze.
Scriverà poi su Il Lavoro: lì la sua prima firma è UM.

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