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La ritirata dei marinai, autentica festa sprugolina

di Bert Bagarre

Sprugoleria
La ritirata dei marinai, autentica festa sprugolina

- Tanti anni fa sulle sponde della Sprugola la parola vacanza compariva soprattutto sulle pagine patinate delle riviste dove si leggeva tutto quello che il bel mondo faceva nei mesi estivi. Infatti, per la maggior parte degli sprugolini il viaggio più lontano che si potevano concedere era un tour a Valeriano o a Beverino, consumato a bordo di un mezzo della Fitram, la nonna dell’Atc, ché anche Vespe e Lambrette erano lusso inavvicinabile.
Ci si arrangiava con quello che passava il convento: la sagra paesana, la gita fuoriporta che si faceva scalando i colli, una camminata fino alla Foce percorrendo le scorciatoie per evitare i tornanti.
Ma la ritirata era un appuntamento fisso, serale cui nessuno mancava.
Anch’io, bimbetto, di quel rendez-vous ero un habitué. Andavo con papà inseguiti dalle parole della mamma che raccomandava di tornare presto ché la mattina dopo c’erano i compiti ed era inutile che ogni volta le ricordassi che li avevo da tempo già eseguiti: qualche cosa da farmi fare pur di farmi stare sui quaderni con la penna in mano s’inventava sempre.
Come che fosse, uscivamo e c’incamminavamo verso piazza Chiodo dove arrivavamo verso le nove e mezzo. Sotto il monumento era già pienone, le panchine erano da tempo tutte occupate e anche i posti in piedi cominciavano ad esaurirsi.
Poi, in un angolo della piazza, quasi sotto la sciabola di Chiodo, c’erano i protagonisti dello spettacolo: la banda della Marina, tutti eleganti nei loro completi estivi, ognuno con lo strumento davanti a sé con la forcella che reggeva lo spartito.
Io mi chiedevo a che cosa servisse se la musica era sempre la stessa, non c’erano variazioni al repertorio che iniziava ad essere eseguito un quarto d’ora prima delle dieci.
Agli ordini del maestro che la dirigeva i musici cominciavano a suonare muovendosi contemporaneamente verso la caserma di viale Amendola che papà, anche se era mazziniano come il nonno, continuava a chiamare Savoia: l’abitudine quasi cinquantennale all’antica toponomastica solo in quell’occasione lo rendeva dinastico.
Cominciava così una processione molto laica e profana: in testa il maestro, poi la banda, poi tutti i marò in libera uscita che si ritiravano verso la caserma e poi tutta la strumena di gente che completava il corteo facendo un allegro fracasso e motteggiando i suoni che sentiva. A me faceva particolarmente effetto la grancassa ma lo strumento che mimavo erano i piatti che a uno stonato par mio sembravano i più semplici da suonare.
Ogni ritirata era la festa di tutta Sprugolandia che così dimostrava l’attaccamento all’Arsenale ed ai suoi soldati.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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