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La raccolta "porta a porta" di 60 anni fa

di Bert Bagarre

La raccolta "porta a porta" di 60 anni fa

- Nelle orecchie degli Sprugolotti ha rimbombato per anni una voce acuta, stridula, quasi uguale a quello con cui ogni mattina ci svegliano i gabbiani che una volta non c’erano, almeno non in colonia numerosa come oggi. Se oggi gli uccelli sono come i galli di una volta, quel suono là del tempo che fu si sentiva appena cominciavano le attività in casa: gli uomini a lavorare, i bimbi a schea, le donne a pulire, rassettare, decidere che cosa preparare per i pasti del giorno, magari consultandosi con la vicina, per poi andare in piazza per acquistare gli ingredienti del menù.
Queste loro attività erano frettolose e non prevedevano distrazioni: la tv non esisteva e la radio non veniva accesa. Non trasmettevano nulla d’interessante per la massaia e poi, particolare da non trascurarsi, tenerla spenta giovava alla bolletta. C’era solo un momento in cui il frenetico lavorio mattutino era interrotto ed era proprio quando quella voce acidula rimbombava per le scale del caseggiato.
Allora la brava casalinga interrompeva ogni sua attività, qualsiasi essa fosse, e si precipitava verso il lavello sotto al quale si teneva er bolaco de-a rumenta che veniva prontamente messo fuori della porta di casa. La raccolta dei rifiuti funzionava così nei lontani tempi di più o meno mezzo secolo fa.
Lo spazzino scendeva dal camion portandosi un bidone vuoto. Lo teneva assicurato al corpo con delle cinghie per meglio portarlo su per le sudate scale. Se le faceva, infatti, tutte, a piedi dato che in quell’epoca lontana più tecnologicamente che temporalmente, l’ascensore era un privilegio che solo pochi palazzi si potevano concedere. Riempivano il bidone svuotandoci dentro i secchi della spazzatura per poi, una volta arrivati all’ultimo piano, scendere di corsa per svuotare il fardello che si portavano sulle spalle nel camion e riprendere l’itinerario verso il portone successivo.
Dell’armamentario dell’operatore ecologico anni Cinquanta, faceva parte anche una trombetta in ottone, bella dritta e gialla, da cui traeva quella nota acuta che costituiva con gli acuti dei tanti canarini ché allora le gabbie in casa si sprecavano, la colonna sonora della Sprugolandia cui mancava ancora il traffico delle macchine. Infatti, unica altra voce a sentirsi, era quella dell’arrotino che invitava le donne a portargli giù le lame che venivano affilate su una cote fatta girare da a-a reda de-a bici che era il suo mezzo di trasporto, a cui era chissà come collegata.
Lo capiranno oggi i nostri ragazzi immersi in You Tube e IPhone, che era su quella musica che si ritmavano le fantasie del tempo che fu?

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