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Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Agosto - ore 23.06

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La morte è sempre donna in prima pagina

di Alberto Scaramuccia

La morte è sempre donna in prima pagina

- Dopo Spezia 1914 e Spezia 1915, attraverso le usuali fonti degli antichi periodici spezzini, sto preparando il sequel che uscirà fra qualche mese.
Al di là della guerra che evidentemente si riflette sulla cronaca locale, ciò che maggiormente impressiona scorrendo le pagine dei giornali d’allora, è l’elevato numero dei suicidi (molti riusciti, pochi solo tentati) che si attuano in città. Il modo più frequente è l’ingestione di sostanze venefiche di cui il sublimato è la preferita. Ma c’è anche chi si butta giù dalla finestra o in mare o fa ricorso al piombo di una pallottola. Le vittime sono soprattutto donne, specie di giovane età. Le delusioni d’amore penso si sprecassero; può anche essere (le cronache non riferiscono i particolari limitandosi quasi sempre a generiche supposizioni che dicono senza dire) che ci fosse di mezzo un bambino inaspettato.
In questi tanti tentativi di togliersi la vita, non c’entra la guerra. Infatti, anche prima che il Paese fosse impegnato nel conflitto, c’era sempre qualcuna-qualcuno che decideva che non ne valeva più la pena.
Siamo davanti, insomma, ad un vizio assurdo di massa che rappresentava, ne sono convinto, la soluzione estrema di fronte ad un ambiente che era pregiudizialmente ostile a situazioni che esulassero dalla normalità, fosse una gravidanza che faceva scandalo o una delusione o solo la malattia della vita che a chi la ha, nessuno sa spiegare da dove viene. Da questo nasceva la vergogna, si percepiva la differenza, si avvertiva il disonore e non riuscendo ad allentare la tensione si preferiva esercitare l’opzione estrema.
Soprattutto penso che dietro ci fosse tanta solitudine per cui tanti pesi il cui carico non si riusciva a condividere con altri, diventati ormai insopportabili, consigliavano la soluzione della fuga nel buio. Erano il frutto, quei suicidi, di un ambiente che combatteva una guerra moderna, ma era condizionato nei suoi comportamenti da retaggi antichi, addirittura ancestrali, che non davano però la sicurezza a tutti.
Potremmo chiederci, del resto, quanto oggi noi moderni riusciamo ad accettare realtà che si scontrino o solo si allontanino dal nostro concetto di normalità. Il fatto è che ci riesce veramente difficile ritrovare un termine di confronto utile perché il parametro a cui si fa più spesso riferimento, lo stato di natura, è per definizione indefinibile. Ogni luogo ed ogni epoca, infatti, ne hanno fornito una versione loro propria, ispirata e condizionata dalle caratteristiche del tempo in cui questo concetto viene formulato e di cui è frutto al pari delle leggi che genera.

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