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La lezione di Hidalgo

di Giorgio Pagano

La lezione di Hidalgo

- In una lettera del 1944 Hidalgo, in una lettera all’amico Angelo, scriveva: “Fate pure -come propone Nostromo- le vostre adunanze segrete. Badate però a non destare sospetti: non siate esclusivisti ma per ora è bene che il gruppo resti ristretto e mantenga tutto il riserbo. Sono informato che nell’alta Italia si preparano grandi cose per domani”.
Hidalgo era don Emilio Gandolfo, un giovane prete, vicario nella Parrocchia di San Francesco a Lerici, dove rimase circa un anno, dalla metà del 1943 fino al giugno del 1944. Gandolfo, nato a Sestri Levante, aveva studiato al Seminario di Sarzana ed aveva fatto il suo primo anno di sacerdozio a Sestri Levante, come Viceparroco di Santo Stefano del Ponte. Poi, nel corso del 1943, ebbe l’incarico a Lerici.
Erano gli anni della guerra e della Resistenza al nazifascismo, iniziata nell’autunno del 1943.
Don Gandolfo si schierò subito con la Resistenza, al fianco di un gruppo di giovani Scout lericini. Angelo Ratti, il giovane destinatario della lettera, era uno di loro. Il riserbo della clandestinità imponeva nomi in codice. Don Gandolfo era Hidalgo, il Parroco di Lerici Costantino Faggioni era il citato Nostromo.
Il punto di riferimento di Hidalgo era don Primo Mazzolari, Parroco di Bozzolo, piccolo paese del Mantovano, un prete perseguitato dal fascismo e poi partigiano, che parlava di chiesa dei poveri, di pacifismo e di dialogo tra i cristiani e con i più lontani. Don Emilio era attratto dalla passione religiosa, dall’ardimento apostolico di don Mazzolari, ne condivideva gli ideali, conosceva i suoi libri, da qualche tempo era in dialogo epistolare con lui.
Ma chi erano i ragazzi di Lerici, impegnati nella Resistenza con Hidalgo e Nostromo? Oltre ad Angelo Ratti, c’erano Armando Colotto, Paolo Mamino, Luigi Musetti, Piero Peoni, Sergio Pontremoli, Mario Spagnol e Giancarlo Testa. Formavano il Gruppo San Giorgio.
Questa bella pagina di storia, lericina e non solo, è stata raccontata nei giorni scorsi in un’iniziativa organizzata dalla Società Marittima di Mutuo Soccorso di Lerici, in collaborazione con il Comitato Provinciale Unitario della Resistenza, il MASCI (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) ed il Gruppo Scout Agesci LERICI 1. C’erano anche due ragazzi di allora, Luigi Musetti e Sergio Pontremoli, a cui è stata consegnata una targa ricordo.
L’iniziativa è stata l’occasione per ricordare l’impegno degli Scout nella Resistenza. Si facevano chiamare Aquile Randagie: erano ragazzi del gruppo di Scout di Milano, che svolgeva attività clandestine durante il fascismo. Il regime soppresse infatti tutto lo scautismo nel 1928. Ma alcuni gruppi si rifiutarono di cessare l'attività e, usando messaggi in codice e cifrati per non venire scoperti, continuarono a ritrovarsi, tenendo anche regolari campi Scout d'estate in Val Codera (in provincia di Sondrio.) Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 le Aquile Randagie, insieme ad altri, diedero vita all’OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati), che si impegnò in un'opera di salvataggio di perseguitati e ricercati di diversa nazione, razza, religione, con espatri in Svizzera (il più noto fu quello del giornalista Indro Montanelli).
Più in generale, è stata l’occasione per ricordare il ruolo dei cattolici nella Resistenza. Dei sacerdoti in primis. Don Gandolfo nel giugno 1944 fu trasferito alla Chiappa: mantenne una fitta corrispondenza segreta con il referente del Gruppo San Giorgio, Angelo Ratti, e fu attivo anche alla Chiappa.
Il ruolo dei sacerdoti nella Resistenza fu di grande importanza: un ruolo connettivo, di connessione tra la Resistenza armata e la Resistenza civile e sociale -quella della popolazione che appoggiava i partigiani-, e di connessione dentro la Resistenza civile e sociale. Se la Resistenza armata vinse è perché fu sostenuta dalla Resistenza civile e sociale, soprattutto in campagna ed in montagna: qui, in quasi tutti i borghi e i paesi, i sacerdoti costituivano il punto di riferimento, innanzitutto umano e morale, della popolazione. Delle donne in particolare, che della Resistenza civile e sociale furono le protagoniste.
Ci furono, inoltre, i sacerdoti che militavano nelle formazioni partigiane: non erano armati, facevano i cappellani, con funzioni religiose e di supporto umano e morale.
Nella nostra provincia ci furono esperienze straordinarie di sacrificio, come quelle di don Giovanni Bobbio, Parroco di Valletti di Varese Ligure, e di don Emanuele Toso, Parroco di Lavaggiorosso di Levanto, che pagarono con la vita la difesa delle loro comunità dalle logiche di sangue e di vendetta del fascismo.
E come quelle -anche se per fortuna non a prezzo della vita- dei due sacerdoti arrestati a Sarzana e deportati in Germania e dei nove sacerdoti rastrellati a Migliarina il 21 novembre 1944, e delle loro inumane sofferenze vissute da prigionieri, torturati nelle celle spezzine dell’ex 21° Reggimento Fanteria e poi nel carcere genovese di Marassi, liberati solamente il 29 marzo 1945 grazie all’impegno del Vescovo Stella di Spezia e del Cardinale Boetto di Genova. Tra loro c’era il Parroco di San Terenzo, don Mario Devoto, che ci ha lasciato pagine di diario strazianti e illuminanti.
Dopo la liberazione, quei preti rimasero a Genova, per motivi di sicurezza. Il primo che andò a trovarli fu, non a caso, don Emilio Gandolfo.
Bene hanno fatto, dunque, la Società Marittima di Mutuo Soccorso e l’ANPI di Lerici a proporre al Comune di dedicare una via o una piazza a Don Gandolfo ed al Gruppo San Giorgio.
Lerici già ricorda l’intransigenza dei tanti partigiani comunisti. E’ giusto ricordare anche l’intransigenza dei cattolici. Furono due intransigenze che, nella Resistenza, si incontrarono. Per cui non c’era contraddizione tra l’essere cattolici e l’essere garibaldini, come capitò a don Bobbio, cappellano della Brigata garibaldina Coduri, o a don Raffaele Galindo, Parroco di Costola di Varese Ligure e cappellano della brigata garibaldina Centocroci. L’antifascismo fu diverso al suo interno ma unitario: non solo perché voleva cacciare i nazisti ed i fascisti ma anche perché voleva una rigenerazione morale degli italiani, la possibilità di vivere con quella dignità troppo a lungo avvilita.

Le opere d’arte della rubrica odierna sono due Madonne con bambino: una, quella fotografata in alto, è del grande scultore del 1500 Antonello Gagini; l’altra, quella fotografata in basso, è della sua bottega. Si trovano entrambe nella terra di Gagini, la Sicilia.

Buon Natale a tutte e a tutti

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Palermo, Galleria di Palazzo Abatellis, la Madonna del latte, scuola gaginesca (foto 2018 Giorgio Pagano)


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