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La lettera: "Società malata"

di Mauro Bornia, presidente Centro di servizi per il volontariato "Vivereinsieme"

Lettere a CDS
La lettera: "Società malata"

- Pochi giorni fa la morte di uno studente universitario in carrozzina a Firenze, provocata da una barriera architettonica e da un assoluto disinteresse delle istituzioni cittadine a rimuoverla. La pubblicazione sul sito di una scuola elementare della nostra capitale di un documento classista e razzista verso il diverso. La scoperta, l’ennesima, di una truffa sulle pensioni d’invalidità in Campania, tutto questo ci suggerisce che più una crisi politica ed economica stiamo vivendo una crisi morale. Quando la morale entra in crisi una comunità non è più in grado di tutelare e promuovere il bene comune e soprattutto non è più in grado di generare quell’intelligenza capace di progettare un futuro libero dai pericoli della decadenza. Guardandomi intorno vedo pochissime persone che dialoghino con la propria coscienza, che si leggano dentro. Ci affanniamo a costruire una società basata sull’apparenza.

Il culto dell’immagine è ormai la tendenza dominante, schiacciante. Tutto quello che deve emergere è quello che non siamo. Oggi quasi tutti recitiamo una parte, si ha paura di farsi riconoscere, di aprirsi con fiducia, di farsi comprendere per quello che realmente si sente e si prova. Tutto nasce da un complesso di inferiorità. Siamo soltanto attori che non hanno il coraggio di essere se stessi. Il bene comune è oramai una chimera, non ci interessa la vera essenza delle cose, ci preoccupiamo solo di noi stessi nell’ansia perenne di apparire al meglio. Nelle relazioni sociali e politiche come in qualsiasi altro luogo è diventato più comodo indossare un abito che non sia il nostro, possibilmente dominante ( tutti sul carro del potente o del vincitore di turno) abbiamo paura di farci riconoscere, di mostrare i nostri difetti e le nostre fragilità, di dire “basta non è giusto” è l’inciviltà che si consuma nella vergogna.

La solidarietà è un valore che nasce dalla consapevolezza di un’appartenenza comune che permette alle persone di condividere in pienezza il benessere e la ricchezza dei beni materiali e spirituali, mentre la sussidiarietà è il coordinamento delle attività della società a sostegno della vita anche delle persone in difficoltà.
In questo senso la solidarietà comincia con il riconoscimento dei diritti umani e si compie solo quando mettiamo volontariamente la nostra attività al servizio dell’altro. Parimenti la sussidiarietà incoraggia l’inclusione e le relazioni. Una società che non si indigna per la condizione igienica e morale di PERSONE lasciate al sole per giorni su una nave soltanto per propaganda politica, che tollera (addirittura lo fa la stessa candidata) battute sessiste di ex premier in campagna elettorale, che non si pone la domanda “chi compra la droga dai pusher” ma va a suonare i campanelli di “presunti” spacciatori soltanto perché indicati da una sostenitrice per strappare una manciata di voti, è una società malata, una società che premia le virtù appariscenti e i vizi discreti.

Mauro Bornia
Presidente Centro di Servizi per il Volontariato Vivereinsieme

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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