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La lettera: "Approfondire quali banchine e riempimenti occorrono davvero al porto"

La lettera: `Approfondire quali banchine e riempimenti occorrono davvero al porto`

- Al recente convegno che si è tenuto a Genova sulla Terrazza Colombo sul tema”Quale equilibrio fra gli interessi dei porti e le città che li ospitano”erano presenti sia le istituzioni che gli operatori portuali spezzini.
Taluni di questi interventi hanno confermato la staticità ed il ristagno del porto commerciale spezzino negli ultimi 10 anni e le motivazioni addotte sono state molte come,ad esempio,la mancata realizzazione di spazi e banchine portuali e l’organizzazione logistica causata dalla mancanza di infrastrutture ed impianti portuali atti a sveltire le operazioni di entrata ed uscita delle merci nel porto spezzino.
Per quanto ci riguarda ripetiamo per l’ennesima volta che la maggiore causa è invece il fallimento delle prescrizioni da mettere in atto per una previsione che era quella di movimentare oltre 2.000.000 di container all’anno.
E’ infatti sotto gli occhi di tutti che per ampliare le banchine andavano attuate alcune prescrizioni ambientali (barriere per proteggere dall’inquinamento acustico con monitoraggi sulla funzionalità ed una fascia di rispetto condivisa) ma tali prescrizioni non sono mai state attuate.
Ma non solo,è stato sempre osteggiato lo strumento consultivo del Tavolo permanente col quale si doveva permettere ai cittadini, in special modo quelli che vivono nei quartieri limitrofi al porto, di partecipare e condividere le fasi attuative del Prp.
Il presidente degli Spedizionieri della Spezia dovrebbe ben conoscere i contenuti della legge vigente e le grosse responsabilità dell’ex presidente dell’Autorità Portuale spezzina e del Comitato portuale, di cui era componente, che per ben 7 anni, con atteggiamenti e delibere a dir poco discutibili e con colpi di mano hanno cercato di cambiare la legge urbanistica ma con quali risultati?
E’ di fronte a tutti che il prezzo più grosso per la loro gestione lo ha pagato proprio il porto anche a causa del fatto che sono sempre state sottovalutate le esigenze prioritarie della salvaguardia dell’ambiente e si è data sempre la priorità ad uno sviluppo invasivo.
Mentre tutte la parti interessate sapevano bene che si doveva pensare a salvaguardare la vita di coloro che attorno al porto vivono senza determinare gravi danni alla nostra comunità e che, invece di sovradimensionare il porto, sarebbe stato necessario pensare ad un progetto diversificato.
Altra cosa è la crocieristica, attività positiva che è peraltro in calo nell’ultimo periodo.
Ma anche su questa si è commesso un errore grossolano, è stata posta su un molo, il Molo Garibaldi, la cui destinazione d’uso era "per merci varie alla rinfusa" e questo giocando su un giro di parole ovvero sulla frase generica "banchine commerciali".
Più e più volte abbiamo denunciato questo fatto perché la destinazione d’uso del Molo Garibaldi e Calata Paita era fissata con precisione tale che, per cambiarla, sarebbe stato indispensabile fare una variante al Prp.
Questo errore è stato pagato duramente dalla città e su questo argomento possiamo condividere, almeno in parte, le osservazioni del Signor Laghezza.
Quello che però chiediamo ora che stiamo entrando nella nuova Adsp è di approfondire chiaramente quali banchine e quanti riempimenti a mare (meno possibile secondo noi) e per quale uso specifico tenendo conto che enti locali e Regione avevano fissato limiti ben precisi ad evitare impatti ambientali e cementificazione selvaggia.
Restiamo, come sempre disponibili a riprendere, con la nuova Autorità Portuale il confronto pubblico interrotto dall’arroganza dal precedente presidente e con la complicità delle altre istituzioni che essendo in carica da 10 anni, avevano approvato ma non avevano poi preteso che la legge, che tale era, fosse rispettata, invece se ne sono lavate le mani.

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