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Ultimo aggiornamento: Lunedì 16 Luglio - ore 22.00

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La lavatrice ha ucciso i tregi di Sprugolandia

di Bert Bagarre

Sprugoleria
La lavatrice ha ucciso i tregi di Sprugolandia

- A Sprugolandia le prime lavatrici le chiamarono tregi ché non consumavano energia elettrica che allora manco si sapeva bene che cosa fosse. L’apertura era verticale, ma mancava lo sportello per chiudere: un quadrato di mezzo metro di lato con uno scalino ondulato su cui sporgeva un rubinetto da cui sgorgava acqua gelata d’inverno e bollente d’estate perché i tubi erano esposti al clima esterno.
Quelle lavatrici si chiamavano tregi appunto perché la forza motrice era di natura umana. Da lì nasceva il nome con il concorso del verbo latino trahere che per gli antichi padri significava trascinare su e giù.
Quell’attività era un’opra nettamente femminile ché servivano mani gentile e delicate che non sciupassero l’oggetto da lavare con tirate troppo violente.

Pure il detergente era particolare, un sapone giallognolo confezionato in forma di panetto dai lati perfettamente squadrati su cui spiccavano all’atto dell’acquisto dei bordi sopraelevati che percorrevano il perimetro di ogni faccia. I modelli più pregiati recavano sbalzato anche il nome della marca e i più lussuosi venivano da Marsiglia.
Quella lavatrice non stava in casa, ma all’aperto dove non era esemplare unico, ma proposto in una serie di più elementi che stavano militarmente ordinati sotto una tettoia per proteggere le operatrici dalle possibili precipitazioni o dal sole troppo cocente. In questo modo i tregi favorivano la comunicazione fra le addette che socializzavano durante il lavoro scambiandosi pettegolezzi e malignità sulle loro vicine.

Essendo operazione lunga, di buon mattino le signore arrivavano con mastelli carichi di roba da lavare che dapprima bagnavano e poi strusciavano furiosamente con il sapone lungo il piano inclinato. Quindi ripassavano il tutto sotto l’acqua corrente, talora sbattendo i panni per eliminare i residui dell’insaponatura.
Alla fine, mastelli carichi e più pesanti, tornavano alle rispettive magioni per procedere all’asciugatura che si praticava appendendo il lavato con dei grappini su fili curiosamente tesi sopra il cortile fra finestre dirimpettaie. Il che creava qualche disguido nel caso in entrambe le abitazioni si fosse proceduto al rito del lavacro.

I cortili fra le case operaie di Sprugolandia erano arredate con lavatoi pubblici posti nel mezzo dell’ampio spazio fra le abitazioni. Erano tanti, ma ancora più numerosi erano le utenti per cui alla mattina per le brave massaie era corsa per accaparrarsi i posti disponibili e qualche diatriba era inevitabile che sorgesse. La lavatrice ha ucciso il tregio e purtroppo anche la sua memoria che speriamo di risvegliare.

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