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La fame, la brennosa e i favori sessuali

di Bert Bagarre

La fame, la brennosa e i favori sessuali

- Brenno è parola che se vai a cercarla su Wikipedia, ti si presenta come disambigua. Nessuna malizia nella definizione che indica solo che il termine ha un paio di significati. Con l’iniziale maiuscola è il nome del capo gallo che terrorizzò i Romani dicendo guai ai vinti. Se invece la lettera è minuscola, si tratta semplicemente dell’altro nome che s’affibbia alla crusca.
Sulle rive della Sprugola brenno divenne parola famosa specie dopo la venuta dell’Arsenale. Non che prima non la conoscessero, solo che da quando vennero da ‘ste parti le navi da guerra che portavano a bordo tanti marinai, fu nome di uso corrente da tanto che era detto e ripetuto.
Infatti, sfamare tutta quella gente che portava il solino sulle spalle, costava una fortuna e lo Stato, per risparmiare qualche lira, invece di sfornare dell’invitante pane bianco, adoperò nella confezione dell’insostituibile alimento soprattutto la crusca. Così, il prodotto finale fu la brennosa. Pronunziata e scritta indifferentemente con la doppia enne o con una sola, si trattava di una pagnotta rotonda e nera del peso approssimativo di cento grammi.
Oggi i dietisti consigliano il pane scuro, integrale. Ieri l’altro, sulle navi si consumava ugualmente pane di colore, ma non perché i marinai fossero un po’ troppo ciccioni, ma solo per far felici i tanti Ministri delle Finanze, da Quintino Sella in poi.
Insomma, in poche parole, la brennosa, cioè il pane di crusca marrone, in fretta divenne di casa in quel di Sprugolandia dove la gente appena poteva, arraffava rapace il pane dei marinai. Non vorrei sembrare pettegolo, ma da quanto ho sentito la brennosa fece anche venire giù dal cielo qualche cicogna. C’era, infatti, chi, restando digiuno, concedeva la sua razione di pane in cambio di un po’ di affetto che gli mancava, una carenza che assieme alla fame spesso causa contrattempi.
Come che fosse, alla porta carraia della Caserma dei Reali Equipaggi, quella che dava su via Maria Adelaide, a mezzogiorno si affollavano frotte di affamati, ognuno con il suo pentolino in mano, per gustarsi quello che restava dal rancio dei marò, brennosa compresa. Non fu cosa solo di quegli anni lontani ché la distribuzione andò avanti (ricordi d’infanzia e di pure dopo) anche con la Repubblica e con la nuova intitolazione a Gramsci data alla strada. Però, da tanti anni la brennosa era stata (quasi) cancellata dal menù in vigore sulle patrie navi per essere sostituita da “razione di due pani di forma cilindrica della lunghezza di cm. 26, cioè del formato sfilatini”, notizia che fornisce con patriottico orgoglio il Secolo XIX del 1926.

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