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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 22.35

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La comunità gay di un tempo, la fritturina di Moravia e l'era dei cafoni

Uno scritto di Lorenzo Bertusi.

La comunità gay di un tempo, la fritturina di Moravia e l´era dei cafoni

- "Beato te, o Poeta della scienza che riposi in pace nel Golfo dei Poeti. Beati voi, abitatori di questo Golfo, che avete trovato un uomo che accoglierà degnamente le ombre dei grandi visitatori"; così diceva il commediografo Sam Benelli al funerale del darwiniano Paolo Mantegazza. Parlava del golfo che si stringe fra la Punta Santa Teresa e quella di Maralunga estendendosi a sud fino a quella di Treggiano. Ma non è questo il momento di scrivere del furto con destrezza di un toponimo.
La mia infanzia è qui, sotto i muri del Castello, i pomeriggi passati fra le ombre dei caròbi e carobiéti, la zia e la sua amica che giocavano a carte o facevano la calza, un chinotto al bar della piassa der Castelo o una limonata ar Pògio, le scorribande nella villa dell'editore Bompiani, le corse sul muretto di cinta della nave di pietra, i giochi e le corse nelle piazzette, fra tutti gli stradelli e sulla stradina dadrè per andare alla Madoneta, dove andavo a cercar sassetti neri in mezzo all'erba alta. Erano preziosi opachi bellissimi sassetti completamente neri, tondi come gocce o scavati sul bordo tipo le tazze da caffellatte, testimoni di un periodo sconosciuto in cui qualcuno dalla cima del Castello sparava al piattello. E lì cacciavo, come mi avevano insegnato i vecchi, le lucertole; ma mica per ammazzarle, per tenerle per un mezzo pomeriggio al lazzo come un bambolotto, giusto il tempo che passa fra la fugassa con i fichi per pranzo e la fetta di pan posà coi pomi o pan èio asédo di merenda. Mia zia, che era del '9 e era sopravvissuta a due guerre e all’esplosione di Falconara, mi dava anche un dito di vino con l'acqua, che, sicuramente, faceva quarchecò di bene
Dallo stradello della Madonnetta, da un punto che ora è inaccessibile, vedevo passare verso sera coppie di uomini o giovani soli. Quello era il sentierino che portava a Punta Checca.
Diversi anni dopo, allìinizio del nuovo millennio, mi trovavo a lavorare come cameriere alle Cinque Terre. In quel locale veniva un ex infermiere in pensione che cantava ed intratteneva i clienti foresti, specialmente gli stranieri, con i grandi classici pop italiani e le arie famose delle operette. Era uno showman di ottant'anni in piena forza, un torrente che passeggiava danzando e cantando fra i tavolini, aiutandomi a servire anciùe e vinélo gianco. Era stato, fra la fine degli anni 50 e la fine dei 70, uno dei primi intrattenitori en travestì della Versilia. Cantava sui migliori palchi del periodo e ha accompagnato nelle serate le grandissime cantanti dell'epoca come Milva e Mina. Mi raccontava di Punta Checca, a Lerici. Punta Checca, ovviamente, prendeva il nome dai numerosi e, allora, particolari e scherniti frequentatori: dalla seconda metà degli anni 50 lo scoglio si popolò di naturisti e successivamente divenne uno scoglio esclusivo per omosessuali o padri di famiglia in avventurose gite. Era un luogo di libertà, mi diceva, i lericini "gli volevano bene o li evitavano completamente" che per gli anni era una vittoria. A volte capitava che qualche ragazzone del luogo volesse divertirsi sfogando la propria rabbia su qualcuno di questi e, al massimo, era qualche occhio livido e qualche pedata. Non carezze. Oggi sarebbe uno scandalo, ma negli anni 60 era un trattamento inconsueto, quasi soft. Lui, sempre orgoglioso della sua pudica ma istrionica natura, diceva che era poco in confronto ai trattamenti che gli riservavano in altri luoghi, anche quelli dove venivano invitati per fare spettacolo. 
Successivamente, a Lerici, è sempre esistita una piccola comunità omosessuale, fatta di persone arrivate da fuori o figli del Golfo dei Poeti, liberi, liberati e coraggiosi.
Io sono cresciuto qui, così, fra i grilli e il mare, l’omosessualità raccontata un po' per spaventare e un po' vissuta come normalità, il molo e le canoe, gli ex drogati e gli alcolizzati, i viaggiatori, la storia, l'arte e gli artisti, la letteratura, la poesia della natura, il mio circolo Arci. In una comunità certamente bigotta e lenta, ma da sempre abituata ad abbracciare i propri figli e i propri ospiti per come sono: naviganti, poeti, artisti, tossici, mezi tocà e strambi; e di questo sono sempre andato orgoglioso. 
Fra i caròbi e gli stradelli della mia infanzia, riconosco i luoghi della mia adolescenza, le prime pulsioni, i primi becci, le stelle cadenti e le birrette, l'amore provato per la prima volta su uno scoglio, la storia della mia famiglia, vedo la storia del mio paese intrecciarsi con la mia nel dedalo dei caròbi
Passeggio e non trovo più l'accesso a Punta Checca, non trovo più quella apertura mentale e libertà, la tolleranza, non trovo gli artisti, i naviganti e i vagabondi, scappati o estinti. Qui, Ottiero Ottieri mangiava il gelato. Madì, regina dei vagabondi, accoglieva Regine e Re. Pasolini prendeva il traghetto e ci raccontava dei nostri verdi e blu. Moravia preferiva una fritturina.
Il Golfo dei Poeti è affogato. Rimane fra i gesti quotidiani di chi vive il molo, di quei pochi che vivono al Castello: fra i capelli di Eva e Iva regine superstiti di un tempo diviso fra artisti e schiene spaccate che non è più.
Ora è il tempo dei megaschermi e dei tappeti rossi, del "purché porti profitto", del glamour spicciolo. Siamo nell'era dei cafoni. 
Ed è giusto, ora che siamo stretti alle corde a incassare calci, spudi e ciafòni, ora che mi tornano in mente quei sassetti neri e quei giochi, quegli stimoli letterari che soffiavano sotto i muri di pietra del Castello, trovare in un ricordo un esempio di resistenza. La comunità di Punta Checca è salita da quegli scogli, nascosti sotto il muro e le agavi, ha iniziato ad esistere e formarsi in un organismo imprescindibile dal territorio di cui è colonna portante, con le radici ben salde nella comunità. La storia di Punta Checca è per me di ispirazione.
Sul humus fertile della sua storia tornerà ad essere il Golfo dei Poeti, con i suoi artisti i suoi personaggi e i suoi mezzi matti.

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