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La colonna di San Rocco della piazza di corte

di Alberto Scaramuccia

La colonna di San Rocco della piazza di corte

- Anche quando è un discolo malandrino, se parla di storia, Ubaldo Mazzini, senza ricorrere al nickname Gamin, si firma con nome e cognome, magari ridotti a sigla: smessi i panni del birichino impertinente, indossa le vesti curiali del letterato. Non è ancora lo studioso stimato da tutti per il suo valore intellettuale (siamo negli anni Novanta dell’Ottocento), ma è sulla strada giusta per raggiungere quel traguardo. Con la M l’Ubaldo in un numero del La Spezia del luglio 1894 dice della colonna di San Rocco che stava non si sa bene dove nella piazza di corte, oggi Beverini.

La colonna levigata di tre metri con un capitello di granito e la statuetta del santo, fu il logo nei giorni d’antan della piccola comunità spezzina e non solo perché fungeva da albo pretorio: le biassee attorno al basamento vendevano i loro ortaggi e si scambiavano confidenze e pettegolezzi d’amore mentre le coppie di sposi la circondavano prima di andare a giurarsi amore eterno in municipio.
Sul capitello, in cui si scolpì lo stemma della città per la prima volta con la torre a due piani e l’aquila a volo nascente, un’iscrizione permetteva la datazione: eretto quando a Genova comandava Teodoro II Marchese di Monferrato che resse la Serenissima dal 1409 al ’13. Ma Mazzini restringe l’anno di costruzione alla fine del 1411 o al ’12. In quel periodo infuriò attorno alla Spezia una tremenda pestilenza per cui le porte della città furono chiuse per non far entrare gente proveniente dai luoghi infetti. Per riconoscenza verso il Santo protettore contro le epidemie, gli Spezzini come ex voto tirarono su la colonna che rimase nella piazza del Municipio fino a quando non si lastricò la piazza ben dopo l’arrivo dell’Arsenale.

Il complesso colonna-capitello-statua (‘da non molti anni divelto e atterrato in barbaro modo’), dapprima sbattuto in un magazzino, fu poi dato in custodia ai Salesiani di Don Bosco che lo sistemarono vicino ad un vespasiano (messo in ‘ignobil loco, il vecchio santo iniziato a nuovo culto posto a guardia di una latrina’). Per questo, era necessario, e non solo per l’Ubaldo, ‘ricuperare le patrie reliquie ricollocandole se non nel suo posto preciso, almeno più vicino possibile’.

Questo leggiamo in quell’articolo del 1894 che non poteva immaginare quello che sarebbe successo in seguito.
Della statua arrivata ben più tardi della colonna, si persero le tracce; il capitello e forse anche la colonna con lui, fu depositato quando l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale, nel luogo sicuro del convento delle Clarisse in via XX Settembre dove le bombe spazzarono via tutto.

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