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Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Agosto - ore 23.06

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La città "in mano" alle donne

di Alberto Scaramuccia

La città `in mano` alle donne

- Un secolo fa infuriava una guerra globale che coinvolse l’intera popolazione di ogni Paese. Alla guerra partecipano anche le donne con una coscienza ed una determinazione mai vista nei precedenti conflitti. Infatti, se pure parteciparono anch’esse alle sofferenze delle altre guerre, in questo frangente la loro posizione è “istituzionalizzata” dai propri Governi che sono obbligati a valorizzarle ponendo così anche le premesse per una loro differente posizione nella società. Certo, il movimento delle suffragette ha giocato la sua bella parte, ma l’impegno massiccio degli uomini nelle operazioni belliche impone che si provveda alla loro sostituzione nei posti di lavoro. Non è una scelta “femminista”, ma è la necessità di mantenere, anzi potenziare, il livello della produzione, dalla fabbrica ai servizi, in un momento in cui la forza lavoro maschile si deve dirottare al fronte.
Della realtà e delle scelte da adottarsi, si è consapevoli già da prima che l’Italia entri in guerra.
Nell’aprile 1915 il Corriere della Spezia annuncia che un comitato di “generose signore presiedute dalla Contessa Adele Del Bono” invita le donne della Spezia a rendersi disponibili per “sostituire gratuitamente i richiamati alle armi nei Pubblici Offici, nell’Agricoltura, nelle Industrie, nel Commercio, nelle Scuole e negli Ospedali”. Non ci sono pericoli di guerra, precisa la testata che non vuole affatto allarmare i suoi lettori, si tratta solo di una precauzione indispensabile che segue l’esempio di quanto si fa negli altri Paesi. Ci si adegua ad un indirizzo nazionale, ma è fatto quanto mai indicativo dei tempi e delle realtà in gioco: prima era impensabile che le donne lavorassero al posto degli uomini, ma la Grande Guerra sconvolge tutto, rimescola le carte, propone soluzioni che nel più recente passato solo pensarlo era blasfemia.
E le donne accorrono. C’era già chi lavorava alla filanda; le maestre sono pronte a fare ore in più senza compenso per sostituire i colleghi in grigio-verde e trovi solo donne nelle tante attività che si mettono in piedi per creare solidarietà verso chi è con le armi in mano: dalla raccolta della lana alla confezione di capi di vestiario e suppellettili varie per i soldati. Certo, ai vertici delle loro organizzazioni ci sono nobildonne o la moglie del Sotto Prefetto; certo, nel lavoro sono anche sfruttate. Tuttavia, già il fatto che in città si organizzino in cooperative per meglio affrontare l’impegno lavorativo è indice di una presa di coscienza che si va diffondendo: leggetevi i giornali spezzini di 100 anni fa!

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