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Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Agosto - ore 21.21

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La chioccia d’oro

di Pino Marchini

La chioccia d’oro

- Per questo suo lavoro il nostro autore non è andato a cercare un titolo ad effetto, magari enigmatico, ma ne ha scel-
to uno che spiega alla perfezione lo scopo, il contenuto e l’atmosfera: La chioccia d’oro – Storia e storie. Intanto, Storia
perché Pino è uno storico, uno storico molto particolare che ricerca e studia soprattutto eventi accaduti nel nostro terri-
torio, eventi all’apparenza di secondaria importanza e forse per questo poco conosciuti al grande pubblico. Quindi per
questo Storia, la storia con la S maiuscola, quella dei grandi fatti epocali, oggetto dei manuali scolastici. Pino li ricer-
ca e li studia con grande meticolosità e questa sua ricerca assume subito l’aspetto di un’avvincente, gratificante caccia
al tesoro. Infatti il nostro autore comincia ad “indagare”, trova un documento, una testimonianza che lo incuriosi-
sce, lo appassiona e lo spinge irresistibilmente a proseguire, lo conduce ad un ulteriore traguardo che, possiamo esser-
ne sicuri, non sarà quello definitivo.

Ma anche storie: in questi racconti troviamo storie con la s minuscola, cioè la vita quotidiana della gente comune,
diciamo pure della povera gente. Pino ci racconta fatti storici e fatti quotidiani, ma va addirittura oltre. Cerco di spiegarmi: ci dimostra come, nella realtà, i due piani si fondono, si confondono, si influenzano a vicenda. Perciò in questa raccolta troviamo racconti dal contenuto squisitamente storico, ma anche racconti che presentano proprio come la gente comune viva eventi di grande importanza, certamente senza esserne consapevole. Per questo, proprio come avviene nella realtà, il nostro autore riesce a fare sì che i due piani corrano paralleli, senza che l’uno prevalga sull’altro.

Pino ci ha abituati a questo: penso, per esempio, primo fra tutti a Un berretto pieno di speranza, il testo dedicato alla
grande Vanda Bianchi, nel quale la vita quotidiana della protagonista viene inquadrata alla perfezione negli eventi pub-
blici, storici, dell’Italia, dell’Europa e non solo. Penso anche ai due testi dedicati alla seconda guerra mondiale, La guerra nell’inferno bianco e Giovani nella bufera, nei quali Pino racconta la tragedia del conflitto attraverso gli occhi di giovani nostri conterranei, coinvolti, anzi, stravolti da quella catastrofe senza rendersene conto, senza capire il motivo. Anche in questi testi la vita privata di quei ragazzi corre parallela agli eventi storici del periodo.

Osserviamo l’andamento parallelo dei due aspetti per esempio ne La Mille Miglia del 1949 e A Madoneta. Nel primo viene raccontato il passaggio a Castelnuovo Magra della mitica corsa automobilistica; nel secondo l’incontro di un pontefice con la comunità locale. Entrambi gli eventi sono visti attraverso gli occhi della gente comune. Al rigore,
alla puntigliosità dello storico che analizza e riferisce eventi, si intreccia lo sguardo ironico, dissacrante del narratore.
Certo, e non poteva essere altrimenti, troviamo racconti di argomento esclusivamente storico, uno per tutti Un incontro segreto, nel quale Pino racconta del possibile incontro che si sarebbe verificato tra Mussolini ed il Fuhrer a Ponzano Magra, durante la sosta notturna del Duce in viaggio per incontrare Franco a Bordighera, anche se non esistono documentazioni al proposito. In questo racconto emerge tutta la cura, la passione per la materia trattata e la gioia per aver approfondito l’argomento ed averlo condiviso. In questa raccolta il nostro autore inserisce anche racconti di fantasia, che hanno anch’essi una funzione ben precisa e preziosa: quella di ricreare l’atmosfera di paese.

Sono quadretti irresistibili, illuminati da ritratti realizzati magari proprio solo con due pennellate, ma comunque completi e indimenticabili. Importante osservare che in ognuno di questi racconti il tono, l’atmosfera sono diversi, perché ritrag-
gono la vita, come ho detto, e la vita è sempre diversa. C’è quindi il tono noir, ne La campana, un crescendo di ten-
sione e di angoscia degno dei migliori giallisti, c’è il tono surreale in Teniamoci in contatto, c’è il tono dissacrante, irri-
verente ne La presentazione, nel quale un evento solenne come la presentazione di un libro in un’ambiente molto elegante viene vista nei suoi aspetti meno nobili. Inutile specificare che la cifra che contraddistingue questi racconti è l’ironia, che corre talora sotterranea, talora decisamente allo scoperto, ma che comunque è sempre presente. È l’ironia che interviene a sdrammatizzare, a smitizzare, a far rimanere con i piedi per terra. Quanto alla scrittura, c’è da sottolineare che il nostro autore adegua sempre con grande abilità la forma al contenuto. Nei racconti di argomento squisitamente storico è rigorosa, asciutta, essenziale, anche se non pedante e né pesante, anzi si mantiene scorrevole, chiara, in modo da rendere l’argomento accessibile proprio a tutti e di stimolare e incuriosire anche i più refrattari.

Nei racconti e nei brani riservati alle “storie”, Pino riveste con grande capacità i panni del cantastorie, dell’affabulatore, quasi si rivolgesse a un gruppo di vecchi amici, seduti intorno ad un tavolo o davanti ad un camino. Se è vero che lo scopo di un autore è quello di arricchire e di far crescere il suo lettore, possiamo tranquillamente affermare che, ancora una volta, Pino l’ha raggiunto nel migliore dei modi.

La prefazione di Carmen Claps
Dalla prossima settimana scopriremo capitolo dopo capitolo anche questo libro targato Edizioni Cinque Terre

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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