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La chiesa nata mozza

di Alberto Scaramuccia

La chiesa nata mozza

- Ho già detto la storia di Nostra Signora della scorza, la chiesa che da oltre un secolo sta in piazza Brin. Sorta in una scorciatoia (a scorsa, appunto) fra i campi fuori città, là dove poi si sarebbero incrociate le vie Aldo Ferrari e Fiume, presto la devozione popolare la chiamò anche Madonna della salute ché Le si riconosceva di aver salvato la Spezia da una pestilenza di metà Cinquecento. La chiesetta tanto onorata e frequentata in un tempo che tutti per andarci dovevano usare il cavallo di San Francesco (per l’epoca non era prossima alla città che finiva in via Biassa), non venne rispettata dal neonato Regno d’Italia che la abbatté per costruire il nuovo assetto stradale cittadino facendovi sopra il ponte della ferrovia.
La trasferirono in piazzetta Ancona, lo slargo sotto la stazione dove nell’angolino di destra (per anni poi fu un garage) accomodarono la chiesa sotto il sovrastante convento delle Madri Pie Franzoniane che poi diventò albergo.
Ma per la Madonna della scorza era piccola sede e nel 1887 si principiò a costruirgliene una più acconcia in piazza Brin che venne ultimata solo nel 1900 quando a maggio il nuovo tempio fu inaugurato e poi consacrato nel luglio seguente. La nuova chiesa, però, nasce mozza, senza le due torre campanarie che tuttora la fanno bella e che si cominciarono ad edificare non appena si trovarono le risorse.
Così, nel pomeriggio di domenica 2 gennaio 1916 si inaugurò in un tripudio di folla il primo campanile che riempì con la sua presenza uno spazio troppo vuoto nel cielo.
È un centenario e lo ricordo con ritardo, ma, che volete?, sono scherzi dell’età.
Del fatto c’informa Il Popolo, quotidiano cattolico del tempo, che, mi piace ricordarlo, intitola sempre la chiesa come N. S. della Scorza, conservando il primo appellativo a discapito del secondo che successivamente si afferma nell’uso.
Poi sarebbe venuta l’altra torre a ospitare i giochi delle rondini e a far diventare anche la chiesa con la fontana icona della piazza.
Ciassa Brin, ci sono affezionato: da fante correvo attorno alla staccionata che chiudeva la fontana in costruzione agli occhi curiosi; da adulto con compagne e compagni ci facevamo una delle più frequentate Feste dell’Unità della città, per noi la più bella. Ma era giudizio di parte.
Ciassa Brin, ciassa stranbalà, strana. Ciassa che aloa te ghe trovavi mile anime: la timorato di Dio e l’insofferente all’ordine, l’ossequiente e la ribelle, ognuna con la propria specificità, ma condizionate tutte dall’appartenere a quell’area, cordone ombelicale che riuniva tutti.
Aloa, anchè a ne so; a ne ghe vo ciù da tanto.

PS: non c’entra niente con il campanile, ma il 21 febbraio di 100 anni fa cominciò la battaglia di Verdun. Durò fino a dicembre, causò 700mila morti. Mi sembra giusto pensarci.

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